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title: "Caro Renzi, abbi la forza di dare un messaggio morale"
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date: "2014-01-02T00:00:00+01:00"
modified: "2014-01-02T00:00:00+01:00"
author: "superadmin"
excerpt: "Caro Segretario, seguiamo a distanza le priorità che nella campagna per le primarie e poi come segretario del PD stai indicando. Il nostro osservatorio è “speciale”, vivendo la condizione di marginalità, alla completa deriva di politiche centrali e locali, “rese necessarie” (dicono) dalla crisi che […]"
categories: ["Comunicazione"]
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# Caro Renzi, abbi la forza di dare un messaggio morale

[![011-SDP_0081](http://www.comunitadicapodarcofermo.it/wp-content/uploads/2014/01/011-SDP_0081-150x150.jpeg)](http://www.comunitadicapodarcofermo.it/wp-content/uploads/2014/01/011-SDP_0081.jpeg)Caro Segretario,
 seguiamo a distanza le priorità che nella campagna per le primarie e poi come segretario del PD stai indicando.
 **Il nostro osservatorio è “speciale”, vivendo la condizione di marginalità, alla completa deriva di politiche centrali e locali, “rese necessarie” (dicono) dalla crisi che sta mordendo in Italia.**
 **Una crisi che sembra essere prodotta da due grandi nodi: quello istituzionale e quello più strettamente economico-sociale.**
 Metter mano ad ambedue i problemi è indispensabile: alla condizione però che portino maggiore “giustizia sociale”, come una volta si diceva.
 **Una giustizia che sembra scomparsa a tutto vantaggio di un grappolo di privilegi (quelli della politica non sono i soli) che straborda spesso nell’illegalità, resa possibile anche dalla tolleranza che i privilegiati (legislatori e non) hanno tradotto in norme e consuetudini.**

L’infinita discussione sulla riforma elettorale è apparenza: il nocciolo è diretto a chi e come si spartisce il malloppo delle risorse pubbliche e private.
 **I dati statistici sono crudeli: le persone si curano di meno. È diminuito il gettito dei ticket sanitari; cinque milioni di persone hanno rinunciato al dentista, un milione di bambini sono poveri.****Non solo: le categorie forti o comunque tutelate non cedono di un millimetro. Difendono i propri interessi e nessuna solidarietà viene offerta a chi sta peggio. Si crea il corto circuito che chi ha non molla nulla; chi chiede, rimane fuori dalla distribuzione.**Per qualcuno la crisi non morde affatto; al massimo cresce la paura che i privilegi possano terminare. Né si riesce a trovare il bandolo della matassa.
 Le risorse sono da una parte mal distribuite e dall’altra sono sottratte. Due dati: i miliardi dell’evasione fiscale sono molti. Sono risorse di persone e imprese che certamente non vivono nell’indigenza, ma che non sono disposte a solidarizzare, anzi preferiscono commettere reato. L’altro dato – ugualmente ufficiale – dice che la forbice tra ricchi e poveri va allargandosi da almeno dieci anni.

**L’idea di futuro non emerge perché tutto è accartocciato nella spartizione del “posseduto”.**Sembrano perduti anche gli orientamenti più elementari. L’attenzione è sui numeri dello status quo, dimenticando persone, disagi, sofferenze. Un circolo vizioso che invoca equità e giustizia, ma che nessuno ha la forza di proporre, nell’illusione che, cambiando le regole del gioco, si possa stabilire equilibrio, dimenticando che ogni bilancio è a somma zero.
 **Nessun messaggio morale è all’orizzonte: dire chiaramente che cosa è ingiusto e che cosa occorre recuperare; chi deve cedere e chi deve avere. Ciascuno è costretto ad arrangiarsi. Se ha una cintura di solidarietà che gli deriva dalla famiglia, riesce a sopravvivere; chi rimane solo può solo ricorrere alle opere caritative** che, in questi ultimi tempi, hanno visto crescere le domande di aiuto.
 La situazione è ancora più grave per chi vive un effettivo stato di prostrazione e di immobilità: malati gravi, anziani soli, persone senza reddito. Sono scomparsi i momenti collettivi, ma anche i “sogni”. Si è sclerotizzata una situazione per cui le rendite di posizione sono diventate intoccabili, prevalendo, naturalmente, quelle dei più forti.
 Qualcuno – per la verità sommessamente – appella ai deboli perché si facciano sentire: se qualcuno è debole, come è possibile che si faccia sentire?
 **L’appello, forte e chiaro, va diretto a chi è già tutelato. Se non per generosità, almeno per interesse. Senza la garanzia del vivere collettivo, la maggior parte delle persone rischia grosso.**L’urgenza è forte: in caso di passività assisteremmo a un ritorno indietro nella tutela dei bisogni essenziali. Una condizione che aggreverebbe disuguaglianze e abbandoni.
 La coscienza morale e civile non lo permette. **Esser segretario di un grande partito richiede la sicurezza che la verità e la giustizia hanno in sé forza travolgente.**L’augurio è che tu possa fartene voce: il 70% delle preferenze ti ha detto questo.

Buone feste e buon lavoro,
 *don Vinicio Albanesi*

(foto: Stefano Dal Pozzolo)
