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date: "2016-05-12T00:00:00+02:00"
modified: "2026-06-18T13:59:29+02:00"
author: "superadmin"
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categories: ["Altro", "Dipendenze"]
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# Dipendenze, ecco il metodo che aiuta il cervello ad auto guarirsi

Il trauma psicologico è una “ferita dell’anima”, qualcosa che spezza il modo di vivere e percepire il mondo e di questo evento si continua a soffrire anche a distanza di moltissimo tempo, provando le stesse sensazioni di ansia, angoscia e pericolo attraverso i ricordi che restano “immagazzinati nel cervello”. E’ proprio sui ricordi che s’innesta il lavoro dell’[EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing),](http://cds.redattoresociale.it/File/Allegato/504942.jpg) metodo psicoterapico che agisce per “ripararli” e “desensibilizzarli”, aiutando la persona a rielaborare il trauma e depotenziarne gli effetti negativi. Lo ha illustrato questa mattina**Isabel Fernandez, presidente EMDR Italia e EMDR Europe**, intervenendo al seminario di formazione – aperto ad operatori e psicoterapeuti – promosso dalla Comunità di Capodarco di Fermo e dalla Comunità terapeutica Arcobaleno, che sta sperimentando il metodo, per mettere a confronto le esperienze terapeutiche. La sperimentazione coinvolge 10 persone con diagnosi di dipendenza che hanno affrontato sedute individuali per un periodo di 6-7 mesi.

Il metodo complesso (che prevede 8 fasi) utilizza i movimenti oculari, paragonabili a quelli che si verificano spontaneamente durante il sonno Rem, ha spiegato Fernandez, per**stimolare il sistema naturale di guarigione del cervello, cioè aiutandolo a “completare quello che non era riuscito a fare da solo”.** “Nel nostro cervello – ha detto – esiste un meccanismo innato capace di elaborare le esperienze negative, stressanti o traumatiche. In alcuni casi questo meccanismo si blocca e il ruolo dell’EMDR è di fornire uno stimolo affinché nel cervello si possa riattivare questo naturale processo di guarigione. L’obiettivo è la riorganizzazione del ricordo nella memoria in modo che venga immagazzinato in modo da non causare più disturbo o sofferenza”.

La psicoterapeuta ha ricordato che evidenze scientifiche mostrano come tra il 22% e il 43% delle persone con Disturbo da stress post-traumatico fanno abuso di sostanze, nei reduci di guerra la percentuale sale fino al 75%. Inoltre esperienze infantili sfavorevoli (abusi, trascuratezza materiale e psicologica, familiari con problemi psichiatrici, depressioni o tendenze suicide, per citarne alcuni) sono associate al 44% delle psicopatologie durante lo sviluppo e il 30% negli adulti e sono le cause più frequenti di disturbi psicologici a tutte le età. Traumi infantili che possono non avere sintomi nei primi anni, ma che esplodono con il passare degli anni.

**Il metodo ha avuto esiti positivi anche in un approccio integrato alla tossicodipendenza,**andando a curare i traumi che sono legati all’abuso o che lo hanno generato. Il seminario è stata dunque l’occasione per commentare i risultati della sperimentazione che coinvolge la comunità fermana. “Ho visto l’effetto di Emdr – ha commentato Riccardo Sollini, responsabile dell’Associazione Arcobaleno – abbiamo visto una trasformazione enorme dal punto di vista della consapevolezza. Credo che dobbiamo staccarci dal lavoro sulle sostanze per andare a lavorare sulla dimensione della persona: acquisire la consapevolezza di quello che succede dentro, capacità di analisi, aiuta a capire cosa succede fuori. Non si può prescindere dalla scoperta del mondo intorno”.

**Dal presidente della Comunità di Capodarco don Vinicio Albanesi una richiesta alla platea di esperti**. “Recentemente sempre più famiglie si stanno rivolgendo a noi per minori che non hanno disturbi psichiatrici né sono dipendenti, sono ‘irrequieti’ ci dicono. Vivono un disagio a cui le famiglie non riescono a dare una risposta. Non esistono strutture che possono accompagnare questi ragazzi che rischiano la ‘carriera psichiatrica’, il ricorso alle dipendenze o vivono una situazione che io definisco di ‘pancia molle’, cioè arrivano a una certa età e non sono nulla, non riescono a reggere un lavoro e hanno difficoltà nelle relazioni sociali e affettive. Sono ragazzi iperprotetti fino all’adolescenza, poi scatta l’abbandono, il distacco dai genitori e questi ragazzi cominciano a manifestare quell’irrequietezza di cui le famiglie non riescono subito a cogliere i segnali. Vi chiedo di inventare un luogo, una struttura per loro, che funzioni per loro, un progetto nuovo, comprensibile alle autorità”.
