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date: "2021-02-18T12:51:12+01:00"
modified: "2021-02-18T12:51:12+01:00"
author: "superadmin"
excerpt: "Il quadro dell’occupazione lavorativa delle persone con disabilità era nettamente migliorato fra il 2016 e il 2018, raggiungendo livelli di applicazione della legge sul collocamento mirato che non si erano storicamente mai raggiunti prima. La pandemia da Covid-19 ha però interrotto questo trend positivo, anche se ci vorrà […]"
categories: ["Disabilità"]
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# Disabili al lavoro, segnali positivi (ma la pandemia ha interrotto il trend)

![](https://www.comunitadicapodarco.it/wp-content/uploads/2021/02/job-e1613649003129.png)Il quadro dell’occupazione lavorativa delle persone con disabilità **era nettamente migliorato fra il 2016 e il 2018**, raggiungendo livelli di applicazione della legge sul collocamento mirato che non si erano storicamente mai raggiunti prima. La pandemia da **Covid-19 ha però interrotto questo trend positivo**, anche se ci vorrà del tempo per valutare dettagliatamente l’effettivo impatto su una categoria che peraltro già in tempi normali è particolarmente esposta al rischio esclusione.

Nel frattempo, la**nona Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 68/99** per il diritto al lavoro dei disabili ci permette quanto meno di avere una fotografia della situazione pre-crisi Covid. Il documento che Redattore Sociale qui sintetizza restituisce uno scenario che **nel triennio 2016-2018 conferma la crescita occupazionale su tutto il territorio nazionale** che si era potuta intravedere già nel precedente biennio 2014-2015. Certo, non mancano le **consuete luci ed ombre** che caratterizzano l’attuazione del collocamento mirato in Italia: innegabili sono in particolare le lacune infrastrutturali, anche se laddove si adottano modelli di integrazione dei servizi e delle risorse finanziarie si riescono anche ad ottenere risultati discreti.

La relazione racconta di un numero verificato di **730 mila iscritti a fine 2018** al collocamento mirato (con una stima nazionale complessiva di oltre 900 mila): più uomini che donne, sei su dieci al Sud o nelle Isole, per la gran parte invalidi civili, oltre la metà immediatamente disponibile a svolgere attività lavorativa. A fronte di ciò, **nel 2018 gli avviamenti al lavoro comunicati sono stati poco meno di 40 mila**: un numero in salita rispetto ai 35 mila del 2017 o ai 28 mila del 2016, e che può essere spiegato, secondo la Relazione, anche con gli interventi attuati con la **riforma del lavoro (D.Lgs. 151/2015)**che ha reso obbligatoria, per i datori di lavoro privati che occupino da 15 a 35 dipendenti, l’assunzione di un lavoratore con disabilità. Obbligo inizialmente previsto solo in caso di nuove assunzioni e che è invece entrato in vigore per tutte quelle aziende proprio nel corso del 2018.

La stima complessiva degli avviamenti, che mira a comprendere anche quelle province che non hanno risposto alla rilevazione dei dati e per le quali dunque non sono disponibili dei numeri, parla di un totale degli avviamenti a quota **45 mila** e di un totale delle assunzioni a quota **62 mila**: un numero questo che è nei fatti **triplicato rispetto alle neppure 21 mila assunzioni dell’anno 2013**, nella fase più buia della crisi occupazionale.

Nel quadro complessivo non si possono tacere i dati sulle risoluzioni dei contratti di lavoro, che nel settore privato sono oltre 33 mila nel 2016, quasi 36 mila nel 2017 e quasi 37 mila nel 2018, in maggioranza – come ovvio – riguardanti contratti a tempo determinato. La Relazione sottolinea però che anche fra i tempi indeterminati ci sono state 3 assunzioni ogni 2 risoluzioni (e 5 assunzioni ogni 2 risoluzioni nell’apprendistato). Seppur in una tendenza positiva, quindi, la Relazione precisa che le cifre “**restano largamente insufficienti per coprire le richieste e le aspettative espresse dalle persone con disabilità**” **che cercano un lavoro.** A maggior ragione se si considera che del mezzo milione di posti di lavoro che fra pubblico e privato erano per legge riservati alle persone con disabilità, alla fine del 2018 ne **risultavano scoperti oltre 145 mila**, due terzi dei quali al Nord (anche se, come sempre accade, la Relazione fa notare come si tratti di una fotografia dei posti scoperti in un dato momento – 31 dicembre 2018 – che non rappresenta la dinamicità degli andamenti nel corso dell’anno). E’ in ogni caso la dimostrazione che i passi avanti compiuti, per quanto importanti, raccontavano comunque **una realtà in sofferenza**, e su cui si innestano poi gli effetti negativi della pandemia, che dovranno essere attentamente valutati.

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