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title: "Droghe. Sollini: “Soffermarsi sulla modica quantità significa non capire la realtà”"
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author: "superadmin"
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categories: ["Altro", "Dipendenze"]
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# Droghe. Sollini: “Soffermarsi sulla modica quantità significa non capire la realtà”

“La riflessione aperta dal ministro Fontana mette in luce una chiara espressione politica sul tema delle sostanze che poco ha a che vedere con il concetto di ‘dipendenze’. Credo che la sua affermazione sia del tutto fuori luogo, da un lato perché la questione della modica quantità è un concetto che si rifà al diritto ed è un interpretazione della norma in essere. Collegare il tema della modica quantità con un concetto educativo è del tutto fuorviante e richiama schemi vecchi di collegamento tra uso di sostanze e dipendenze. Dall’altro lato non mette in luce una questione fondamentale su questo tema, ossia il ruolo della persona e l’emergere crescente di dipendenze non legate a sostanze illegali o altre forme di dipendenza”.

Così Riccardo Sollini, vicepresidente della Comunità di Capodarco di Fermo ed ex responsabile della comunità di recupero L’Arcobaleno, secondo il quale “il passaggio culturale e politico di mettere insieme sostanze e dipendenze diventa un gioco limitativo rispetto a tutto questo mondo, e riapre spazi di condanna e criminalizzazione di chi ne fa uso. Sicuramente non è un intervento né di prevenzione né tanto meno educativo, ancor meno una dimensione per riprendere in mano un tema – quello delle dipendenze -, da anni abbandonato dal dibattito politico”. Sull’argomento, Sollini vuole fare chiarezza: “I dati dimostrano come l’uso di sostanze, in particolare tra i giovani (ma non solo), **non distingue più tra legale e illegale, ma si tratta sempre più di un fenomeno trasversale di utilizzo**. Le percentuali di crescita dell’uso di farmaci, di dipendenze comportamentali, evidenziano come**il concetto di dipendenza è legato molto più a prospettive proprie della persona** e non dal tipo di sostanze usate”.

“A diventare disfunzionale o a ‘provocare’ addiction sono attività e prassi quotidiane – sottolinea Sollini – questo significa che di fatto la dimensione individuale, personale e unica della persona diventa centrale. Per cui il sevizio, la comunità o ogni forma di cura, deve rientrare in percorsi individualizzati e modelli di intervento personalizzati, che male si sposano con l’idea universalistica di partenza delle comunità terapeutiche. Il futuro del sistema dei servizi pubblici e privati passa per la logica dell’integrazione nel territorio attraverso una specializzazione, anche di tempi, che permetta alle persone di curarsi”. Per il vicepresidente della Comunità di Capodarco di Fermo **l’obiettivo della cura deve diventare “il miglioramento della qualità della vita”**, l’intervento deve tener presente tutta una fascia di possibilità e di scopi, per la cui realizzazione **“il soggetto assume un ruolo centrale”.** Oggi, ancora di più “ci si interfaccia con persone e con mondi assolutamente integrati nella società, con funzionalità sociali, attività professionali, competenze”.

**“Modica quantità” e livello della pena**. “Attualmente l’età media del consumatore a lungo termine di oppiacei è tra i 40 ed i 50 anni e, in aggiunta, tra il 2006 e il 2015 c’è stato un aumento di 4 anni dell’età media di coloro che hanno deciso di sottoporsi a trattamento per uso di oppiacei (79% consumatori di eroina) – continua Sollini -. Il numero di ingressi al trattamento per utilizzo primario di eroina, dal 2007 al 2015, si è sostanzialmente dimezzato. Questo significa che il concetto legato alla modica quantità è del tutto superato: chi utilizza sostanze ha una sua funzionalità sociale. È importante riconoscere come le varie forme di addiction, con o senza assunzione chimica, producano effetti analoghi nel lungo periodo. Una sorta di incapsulamento dell’individuo che si isola dal contesto relazionale e affettivo e riduce l’articolazione sociale e le sue competenze personali. Questa regressione comporta la perdita di abilità che rendono indispensabile un lavoro personale di riapprendimento di capacità e funzioni. Aumentare il livello di pena legato all’uso delle sostanze non porta all’eliminazione dello spaccio. Infatti leggiamo come lo spacciatore è spesso la stessa persona che utilizza, spesso all’interno del gruppo che frequenta. Non necessariamente legata a spazi di piazza e di malavita”.

**Droghe e “funzionalità sociale”**. Per Sollini, inoltre, “l’allarme sulle nuove sostanze rappresenta evidentemente una caccia alle streghe, in particolare in Italia, in quanto basta leggere i dati per capire che gli accessi al pronto soccorso raramente, se non mai, sono legati ad intossicazione da sostanze sconosciute; molto più spesso sono legate a sostanze illegali ‘classiche’ o a sostanze pienamente legali come l’alcol o l’abuso di farmaci”. Soffermarsi sul concetto di modica quantità implica, dunque, “non voler leggere la società e la realtà che ci circonda dove l’uso di sostanze è pienamente inserito nel quotidiano. Dove l’attenzione di avere qualcosa che mi permetta di superare limiti, reali o presunti, diventa abitudine quotidiana”. L’uso di sostanze difatti, per Sollini “ricade molto più in un concetto di funzionalità sociale: si usano e si cercano strategie di utilizzo per mantenere un grado di efficienza nella vita di tutti i giorni – o quanto più rispondente alla mia normalità -. In questo si inserisce l’uso di sostanze in maniera “pensata” rispetto allo scopo. In sostanza: uso cannabis se so che mi permette di mantenere un adeguato stato di vigilanza, uso ketamina perché è meno rintracciabile e so che il giorno dopo sono lucido e riesco a lavorare, uso alcol solo il fine settimana, cosi ho la domenica per riprendermi. Il circuito sostanze-funzionalità sociale si interrompe laddove quest’ultimo salta, ed è l’unico modo per avere uno scatto rispetto al chiedere aiuto”.

**Sostanze e dipendenza**. Per Sollini, infine, legare sostanze e dipendenza non permette di prendere in esame tutto un mondo esterno al mondo della dipendenza. “La dipendenza come concetto è una dimensione molto più personale e non strettamente chimica. La sostanza ha degli equilibri chimici su cui si interviene non solo farmacologicamente, ma anche con un supporto sanitario adeguato. Il concetto di dipendenza, invece, è molto più vario perché di fatto investe ogni comportamento umano portato all’estremizzazione o che vincola le normali attività. La riflessione che vogliamo aprire è rispetto al cambiamento di modalità di utilizzo delle sostanze, di come le dipendenze comportamentali (internet, shopping, sport, ecc…) sono diventate sempre più preponderanti nel panorama del trittico dipendenze-giovani-sostanze. Fermarsi alle sostanze diventa dunque riduttivo: l’intreccio tra dipendenza da sostanze e dipendenze senza sostanze sottolinea invece la necessità di concentrarsi sulla dipendenza in sé”.

*Fonte: Redattore sociale*
