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date: "2018-11-12T15:24:34+01:00"
modified: "2018-11-12T15:24:34+01:00"
author: "superadmin"
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categories: ["Migranti"]
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# Il dl sicurezza e il sogno inconfessato della città pulita

**Il 7 novembre 2018, con 163 sì e 59 no, il Senato della nostra Repubblica ha approvato il cosiddetto decreto sicurezza**, calendarizzato il 22 novembre alla Camera dei Deputati. “Giornata storica” l’ha definita il Ministro dell’Interno. In realtà è la prosecuzione delle leggi Turco-Napolitano (1998) e Bossi-Fini (2002) che già si erano occupate di immigrazione in Italia. L’approccio della nuova legge, ancora una volta, è di tipo emergenziale. **Lo scopo è quello di tener pulite le città da tutti i problemi che i fenomeni dell’immigrazione procurano, dopo aver cercato di impedire, in prosecuzione del precedente governo, il flusso delle migrazioni**, con molti morti che nessuno ha mai contato.

La presenza degli immigrati è significativa in Italia, come in Europa. Nel nostro paese sono circa 5 milioni quelli regolari a cui aggiungere presenze altalenanti: 700-800 mila badanti, transiti via Schengen, rilasciati per turismo (che tale non è) e infine 600/700 mila senza permesso di soggiorno. Il recente Decreto sicurezza si occupa esclusivamente delle situazioni che creano problemi: da qui la serie di disposizioni con la pretesa di ristabilire l’ordine. **Non affrontando le cause dei disagi sociali (non solo l’immigrazione), ma imponendo risparmi, rafforzamento delle forze dell’ordine, restrizioni, la pace e la sicurezza non torneranno.**

La domanda spontanea è: perché questo approccio, che dura da vent’anni, al fenomeno dell’immigrazione? La risposta ha una sua radice profonda, convinta, intoccabile. La propria identità e il proprio benessere di nazione, di razza, di popolo è da difendere contro gli estranei. Gli stranieri sono un pericolo: più grande e più allarmante di qualsiasi proprio disagio sociale. **Essi sono considerati “rifiuti”. Papa Francesco parla spesso di “scarti”; un sinonimo più gentile di “rifiuti”.** Non tutti i rifiuti sono uguali. Alcuni son **riciclabili** (si pensi alle badanti, ai lavoratori della ristorazione); altri sono **preziosi** (investimenti finanziari, laboratori conto terzi, commerci a basso costo, lavoratori in agricoltura). Infine esistono i rifiuti **abbandonati** (i vagabondi dei luoghi degradati).

Ci si appella spesso ai rischi del razzismo, dell’intolleranza, del fanatismo: è un angolatura fuorviante. Importante è trarre profitto dal nuovo fenomeno: **nessuno protesta per i gruppi finanziari che fanno spesa in Italia, di giocatori di calcio e di basket di colore, di bambini stranieri che reggono le nostre sparute classi di scuola, di persone che lavorano conto terzi (in situazioni spesso disumane) per le nostre aziende**, di chi si occupa di mestieri irricevibili per i giovani italiani. Il problema irrisolto è **in quale discarica deporre i “rifiuti speciali”:** i rom, i senza tetto, chi chiede l’elemosina, che spaccia, chi ruba, chi si ubriaca, chi è violento.

**Il sogno inconfessato è avere una città pulita**, magari con la badante che accudisce la nonna o il filippino per le faccende di casa o il cingalese che si cura degli animali, la nigeriana che, a basso costo, soddisfa l’animale maschio della casa. Importante che questi signore/signori siano soli, senza famiglia e soprattutto ligi alle regole. Le loro trasgressioni sono molto, molto più gravi delle nostre. Perché? Perché sono stranieri.

La storia non funziona così. **Siamo un popolo di vecchi e benestanti, circondati da popoli giovani ed affamati.** Come le rondini o i pesci emigrano, così avviene per gli umanoidi. Ieri ed anche oggi. In cerca di cibo e di sopravvivenza. Nelle nostre città del sud Italia ci sono tracce dei periodi persiano, greco, romano, arabo. Secoli di storia che ricordano le migrazioni. Occorre saperle gestire, altrimenti arriveranno i “barbari”, le cui origini sono purtroppo dimenticate da chi oggi si sente razza pura. L’unica razza che esiste è quella umana: solo nel tempo, e provvisoriamente ha assunto peculiarità proprie in piccoli e limitati territori. Una sfida formidabile. Occorre creare condizioni di vivibilità, combattendo il male, integrando culture e civiltà. In caso contrario saremo invasi ed espulsi. La storia recente degli Afrikaner in Sud Africa è un terribile esempio.
