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title: "La Comunità di Capodarco compie 50 anni e festeggia la sua “utopia concreta”"
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date: "2016-06-26T00:00:00+02:00"
modified: "2016-06-26T00:00:00+02:00"
author: "superadmin"
excerpt: "“La persona è una sacralità e come tale va rispettata. Lo sforzo è capire come è possibile rispettare la persona e alimentare i suoi sogni, come è possibile renderla felice”. Don Vinicio  Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco di Fermo, racconta così l’impegno di una vita a […]"
categories: ["Comunità"]
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# La Comunità di Capodarco compie 50 anni e festeggia la sua “utopia concreta”

“La persona è una sacralità e come tale va rispettata. Lo sforzo è capire come è possibile rispettare la persona e alimentare i suoi sogni, come è possibile renderla felice”. **Don Vinicio Albanesi**, presidente della Comunità di Capodarco di Fermo, racconta così **l’impegno di una vita a fianco delle persone più deboli.** Una strada molto lunga, quella per far accettare la disabilità in Italia, che la Comunità ha percorso con decisione, costruendo intorno ai valori di condivisione, accoglienza e centralità della persona, “l’utopia concreta” di un modello di società inclusiva e alternativa. **Una strada lunga 50 anni.**

Ieri, nella serata di premiazione dei vincitori del **premio L’Anello debole 2016**, don Albanesi ha lanciato le iniziative che, dall’autunno in poi, celebreranno i 50 anni dalla fondazione (Natale 1966), con **la proiezione in anteprima di un brano del film-documentario**, realizzato dalla regista Maria Amata Calò con Roberto Fittipaldi, per l’occasione. Un viaggio nel passato e nel presente, attraverso le tante realtà di accoglienza che in questi anni sono nate, la voce dei fondatori, delle persone accolte e delle famiglie, documenti e filmati d’epoca.

**“Una casa per tutti” la Comunità.** Oggi come ieri, in quel Natale del 1966 in cui si concretizzò il sogno di dare una risposta al bisogno di futuro dei disabili: affetti, lavoro, una vita autonoma. Una sfida per l’epoca che, partita da Fermo, si è allargata in Italia e all’estero, radicandosi nel territorio in tantissime “isole” felici, ognuna con la propria peculiarità. E’ nel 1988 che viene scelto definitivamente il nome di Comunità di Capodarco (in origine “Gesù Risorto”) e deciso che ognuna delle strutture esistenti in Italia assuma anche il nome della sede propria dove sorge.

**Don Franco Monterubbianesi** ricorda la nascita della Comunità, anni in cui nei confronti delle persone disabili “c’era un **grande pietismo, ma nessuna legge e nessun diritto**”. E racconta quel Natale del 1966 in cui i primi 13 disabili e volontari festeggiarono l’inizio di una nuova vita, arrivando su un pulmino malconcio dagli istituti in cui fino allora avevano vissuto. “Ci dissero – racconta nel video -: questi ragazzi che escono, non ritornano se fallite. E **noi ce la mettemmo tutta e non fallimmo**”. E’ un “inizio burrascoso e dialettico”, sottolinea don Albanesi. Decine di giovani volontari si uniscono “alla grande impresa” e aiutano a ricostruire e sistemare la villa, dove nel tempo nascono nuove famiglie e bambini (è dell’8 agosto 1970 il primo matrimonio tra disabili) e si creano opportunità di lavoro con la realizzazione di un Centro professionale (una fabbrica di ceramica, una che realizza componenti elettronici e una maglieria).

Pronta a nuove sfide*, o*ggi a Comunità di Capodarco di Fermo è **una “famiglia enormemente allargata”** con bambini e anziani, dove è ormai “difficile distinguere tra chi ha bisogno e chi aiuta”.
