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title: "Non è un Paese per anziani…(con disabilità) – Articolo tratto da Lettera da CAPODARCO N.0/Rubrica L’Assurdo"
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author: "superadmin"
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categories: ["Disabilità"]
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# Non è un Paese per anziani…(con disabilità) – Articolo tratto da Lettera da CAPODARCO N.0/Rubrica L’Assurdo

**di Sonia Postacchini**

![](https://www.comunitadicapodarco.it/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-11-at-08.30.45.jpeg)-In Italia, la disabilità è spesso trattata più come una condizione immutabile che come una realtà in evoluzione. Una domanda urgente si impone: perché le persone con disabilità, spesso giovani o adulte, vengono inserite in percorsi pensati per gli anziani, privandole di un progetto riabilitativo continuativo?

Il sistema sanitario, pur riconoscendo il diritto alla riabilitazione (DPCM 12 gennaio 2017, nuovi LEA), tende a riservare percorsi strutturati solo alla fase post-acuta. Se non è previsto un “recupero completo”, la persona viene spesso esclusa dal circuito riabilitativo. In molti casi, il destino è la presa in carico da parte di strutture per anziani non autosufficienti. Anche la cosiddetta riabilitazione estensiva, che dovrebbe accompagnare nel tempo la persona, ha limiti rigidi: 60-90-120 giorni, o un numero di sedute annuo, oltre i quali il percorso viene interrotto se non si dimostra un miglioramento evidente. Questo approccio legato alla “performance clinica” rischia di abbandonare chi avrebbe più bisogno di continuità.

**La storia di PAOLO (nome di fantasia)****lo dimostra** A 52 anni, dopo un incidente che lo ha reso paraplegico, ha ricevuto qualche mese di riabilitazione intensiva, poi quasi il nulla. “Mi hanno detto che non ero più riabilitabile – racconta – ma io non sono finito. Voglio lavorare, o studiare. E invece mi propongono una RSA. Ma io non sono vecchio, sono solo paralizzato”.

Ancora più emblematici sono i casi che riguardano le persone con malattie neurodegenerative che risiedono in comunità per disabili. Al compimento del 65° anno di età, in molte Regioni, sono costretti a lasciare queste strutture, che per normativa accolgono solo “persone con disabilità in età evolutiva o adulta”. Senza una reale valutazione dei bisogni individuali, vengono trasferite in RSA, pensate per anziani non autosufficienti. È un passaggio traumatico, che cancella il progetto educativo e relazionale costruito negli anni, sostituendolo con un modello puramente assistenziale. Eppure la Convenzione ONU (Legge 18/2009) e la Legge 112/2016 (“Dopo di noi”) parlano chiaro: continuità, vita indipendente, diritti.

Serve un diverso modello di vita. La disabilità non è statica e non coincide con l’età. È necessario costruire percorsi riabilitativi di lungo termine, flessibili, personalizzati, che accompagnino la persona anche oltre i limiti amministrativi.

**Le persone con disabilità non sono “anziani anticipati”. Sono cittadini con diritto a un progetto di vita. Riconoscere loro una riabilitazione piena – non solo fisica, ma sociale – è una questione di equità. E soprattutto, di civiltà.**

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