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date: "2021-08-11T15:35:51+02:00"
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author: "superadmin"
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categories: ["Disabilità"]
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# Paralimpiadi. Federico Morlacchi, portabandiera: “Agli azzurri dirò: divertitevi!”

“Sto chiudendo le valigie. Le divise? Sono arrivate per tempo, un mesetto fa. Insomma, ci siamo”. Le valigie sono quelle per Tokyo, destinazione Giochi Paralimpici 2020 (24 agosto-5 settembre). Il volo parte oggi alle 17.10. Federico Morlacchi, lombardo di Luino, in provincia di Varese, è uno dei due portabandiera italiani (l’altra è Bebe Vio). Morlacchi, nuotatore classe 1993, è alla sua terza Olimpiade: Londra 2012, Rio 2016, Tokyo 2020. Nel cassetto, tanti podi europei e mondiali, svariate medaglie olimpiche: 3 bronzi inglesi, 3 argenti e un oro brasiliani. In Giappone gareggerà nei 100 farfalla, 100 rana, 200 misti (dove, appunto, è campione in carica) e 400 stile. “Ci sono anche due staffette maschili: lotterò per avere un posto”, assicura.

**Essere portabandiera olimpico. Cosa significa?**Mi è stato comunicato 24 ore prima che venisse diffusa la notizia ufficiale. È stata un’emozione molto forte, non capivo più nulla. È il riconoscimento più grande, quello che va oltre il lato sportivo, perché viene dato alla persona, per ciò che ha dato al movimento. Da lì è stato un susseguirsi di esperienze bellissime – a partire dalla consegna del tricolore da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – che non è ancora finito. Finirà il 24, direi. Poi comincerà un altro capitolo. L’unico rammarico è che sfileremo in uno stadio vuoto.

**Questi XVI Giochi paralimpici estivi avrebbero dovuto tenersi nel 2020, siamo nel 2021.**Onestamente, questo slittamento, su di me, non ha avuto grosse conseguenze. I miei limiti sono esplorati, ormai. Credo, invece, che un anno in più sia stato utile per i molti giovani in squadra, che sono ulteriormente maturati: i loro limiti sono tutti da capire, hanno ampi margini di crescita.

**Quali sono le sue aspettative?**Come detto, quello che dovevo dimostrare, l’ho dimostrato. Adesso voglio divertirmi. Il lavoro c’è stato, la fatica anche. Non sono il favorito, ci sono tanti ragazzi che vanno forte. Vediamo.

**Ripercorriamo insieme le sue Olimpiadi. Londra 2012.**La mia prima Olimpiade. Ho gareggiato il primo giorno, in quel momento ero l’unico italiano con la possibilità di andare a medaglia. Avevo un’ansia folle. Lo stadio del nuoto di Londra era allucinante e io, 18enne, sono stato travolto da emozioni non solo positive. Poi è arrivato il bronzo, e mi sono caricato. Penso che l’Olimpiade inglese sia stata quella con la migliore organizzazione di sempre. Le 17mila persone che c’erano allo stadio erano consapevoli, capivano le classi: da questo punto di vista, gli inglesi sono avanti anni luce. Certo, forse manca un pochino la cultura della sconfitta (*il riferimento è ai recenti episodi che hanno visto gli italiani battere, anche di pochissimo, gli inglesi, seguiti da svariate polemiche, ndr*). Ma è un problema più ampio: in un mondo ossessionato dalla perfezione, basta una sconfitta per essere etichettato come perdente. Niente di più lontano dalla mia concezione: anche perdere è importante. Per rialzarsi e andare a vincere.

**Rio 2016.**L’impressione è che fosse meno ‘organizzata’ di Londra, ma abbiamo percepito un calore senza pari. Quello brasiliano è un popolo estremamente accogliente, forse un po’ ‘confusionario’, ma con un cuore grande. Il tifo che c’era nello stadio di Rio, a Londra non c’era. È proprio questo il bello: le paralimpiadi, lo sport, sono un modo per conoscere le varie sfaccettature dei popoli.

**Tokyo 2020.**L’Olimpiade rispecchia il popolo che la ospita. Di certo l’assenza di pubblico giocherà un ruolo essenziale. Me l’aspetto precisa, puntuale. Un’edizione curata nei minimi dettagli, nonostante tutto.

**Le Olimpiadi, complice anche il gran numero di medaglie vinte dagli azzurri, sono state molto seguite anche in Italia. I riflettori rimarranno accesi anche sulle Paralimpiadi?**Il mondo ha imparato a conoscerci, siamo sempre più visibili e autorevoli anche per chi sta fuori il movimento. Spero ci sarà un’equiparazione di visibilità, credo sia il momento. Un atleta olimpico e un atleta paralimpico, seppur diversi, devono essere visti come uguali. Lavoriamo tanto tutti e due: cambia la condizione di base, ma non lo status. Mi piacerebbe che le gesta dei ragazzi che avrò l’onore di condurre nello stadio siano celebrate anche in patria.

**Nuoto e sport. Cosa significano per****lei****?**
 Ho cominciato a nuotare a tre anni, dopo aver messo la protesi (*Morlacchi è nato con una ipoplasia congenita al femore sinistro, ndr*). Era l’unico sport che potessi fare senza protesi e che mi avrebbe permesso lo sviluppo armonico di tutto il corpo. Lo sport, per me, è la palestra della vita, come la scuola. E nello sport, come nella scuola, ci si ritrova tante volte di fronte a muri, ostacoli, sconfitte. Però, che tu sbagli una verifica o una gara, un modo per recuperare, per reagire, c’è. E se a scuola, o nello sport, capita spesso che tu abbia una seconda occasione, nella vita non sempre è così: meglio farsi trovare pronti.

**Quando si parla di sport paralimpico, spesso ci si sofferma sulle storie di grandi campioni, come la sua, quella di Bebe Vio, prima ancora quella di Alex Zanardi. È forse venuto il momento di parlare anche di sport inclusivo, quello vissuto da bambini e ragazzi che, forse, una medaglia non la vinceranno mai?**Raccontare storie ‘emblematiche’ è molto utile per creare empatia con chi vive situazioni simili. Io sono nato con una gamba più corta: se la mia storia viene diffusa, tante persone potranno riconoscersi in questa condizione. Sa quante volte uomini e donne sono venuti da me per dirmi che, anche grazie a me, hanno cominciato a fare sport? Gli esempi ‘di successo’ sono un veicolo di conoscenza e consapevolezza per chi verrà dopo. Ma, se gli atleti mediaticamente più esposti attirano, bisogna poi parlare anche di avviamento allo sport. Atleti forti ispireranno ragazzi ambiziosi che, magari, a loro volta accompagneranno la crescita di nuove leve. È un ciclo.

**Cosa dirà alla delegazione azzurra?**Le medaglie, naturalmente, sono le benvenute. Ma dirò loro di divertirsi come matti: sarà un’esperienza assurda, soprattutto per chi è esordiente. Sarà un’avventura, un ricordo, che farà per sempre parte di noi.

Fonte: Redattore Sociale
