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title: "Pronta la nuova Carta dei servizi della Comunità terapeutica residenziale L’Arcobaleno"
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date: "2014-07-28T00:00:00+02:00"
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author: "superadmin"
excerpt: "FERMO – “La nostra idea di ‘comunità’ nasce dal lungo percorso maturato in tanti anni nel grande laboratorio della Comunità di Capodarco, fucina di idee, valori etici e profonda umiltà. L’identità della Comunità di Capodarco parte dal riconoscimento della dignità, senza discriminazioni e senza distinzioni. […]"
categories: ["Dipendenze"]
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# Pronta la nuova Carta dei servizi della Comunità terapeutica residenziale L’Arcobaleno

[![foto: Stefano Dal Pozzolo](http://www.comunitadicapodarcofermo.it/wp-content/uploads/2014/06/141-SDP_8840-300x199.jpg)](http://www.comunitadicapodarcofermo.it/wp-content/uploads/2014/06/141-SDP_8840.jpg)

foto: Stefano Dal Pozzolo

FERMO – **“La nostra idea di ‘comunità’ nasce dal lungo percorso maturato in tanti anni nel grande laboratorio della Comunità di Capodarco, fucina di idee, valori etici e profonda umiltà.** L’identità della Comunità di Capodarco parte dal riconoscimento della dignità, senza discriminazioni e senza distinzioni. La valorizzazione della propria identità, con l’assenza di ulteriori attese di riconoscimento. **La presa in carico diventa il reciproco rispetto di ognuno con la sua storia. E le storie sono comunque diverse e tutte da rispettare”**. Si apre con queste parole **la nuova Carta dei servizi della Comunità terapeutica residenziale L’Arcobaleno, che accoglie giovani uomini tossicodipendenti. Una realtà nata come associazione nel 1985,** che nel corso degli anni ha cambiato impostazioni e aggiornato il suo percorso terapeutico per adattarsi ai mutamenti sociali e ai bisogni delle persone accolte. **Fino a ottenere, nel 2011, l’accreditamento regionale con 4° livello di eccellenza per l’erogazione di servizi di riabilitazione ed educativo-assistenziali per tossicodipendenti.**

“Nello stile della Comunità di Capodarco la risposta minima non è sufficiente: perché **una persona che vive in comunità (anche un tempo limitato) non è certamente solo un cliente o utente, ma esprime una vita che deve espandersi nel futuro – scrive l’équipe formativa** nella Carta dei servizi dell’Arcobaleno –. La prospettiva educativa a questo punto cambia: ti fai portare di istanze che nessuna legge civile al mondo potrebbe importi”. **Tra i punti imprescindibili, “l’ingresso volontario da parte delle persone, l’uso di metodi di lavoro di gruppo, l’eventuale collaborazione appropriata di ospiti avanzati come coterapeuti, la presenza di una struttura sociale aperta e flessibile”.** Inoltre “il contesto residenziale stimola e rafforza il modello di ambiente familiare ideale che è mancato all’utente durante gli anni critici dello sviluppo, cioè la preadolescenza e l’adolescenza”. La comunità, dunque, si delinea come un “luogo intermedio” di “riprogettazione della propria vita, e spesso di vera e propria formulazione poiché spesso la giovane età degli ospiti – variabile dai 18 anni ai 30 – ci obbliga a rivedere alcuni dei paradigmi di base del concetto stesso di comunità”. Comunità che è anche e soprattutto luogo di crescita personale: **“I nostri ospiti sono quindi chiamati non solo a risolvere la problematica inerente la dipendenza e i comportamenti connessi, ma anche a superare i compiti evolutivi della loro età, primo fra tutti il pervenire ad una identificazione di sé come giovane adulto. Nel contesto comunitario ognuno di loro diventa modello per l’altro** ed è innegabile il potere che la convivenza quotidiana tra pari riveste in un contesto residenziale nonché la valenza protettiva e correttiva esercitata dal gruppo”.

Sintetizzando, **la comunità Arcobaleno offre un programma psicoterapeutico a un massimo di 14 giovani maggiorenni (fino a 30 anni) “con o senza obblighi giudiziari che richiedono trattamenti disassuefatevi psicofisici da sostanze psicotrope, anche poliassuntori”.** Il percorso comunitario – periodo di accoglienza, intermedio, di sgancio e reinserimento – è individualizzato, modulato sui bisogni della persona accolta, in collaborazione con i servizi pubblici: infatti **l’ingresso in comunità avviene su segnalazione dei Servizi territoriale per le dipendenze. Il ragazzo non è considerato un “paziente” ma un “ospite” che si relazione con gli operatori chiamati a “stare e fare con”, in un’ottica costante di “condivisione”,** lungo “un continuum che va dall’affiancamento più o meno consistente alla delega progressiva di responsabilità”.

[![foto: Stefano Dal Pozzolo](http://www.comunitadicapodarcofermo.it/wp-content/uploads/2014/05/126-SDP_8597-300x200.jpeg)](http://www.comunitadicapodarcofermo.it/wp-content/uploads/2014/05/126-SDP_8597.jpeg)

I giovani dell’associazione L’arcobaleno – foto: Stefano Dal Pozzolo

Il responsabile della comunità è Riccardo Sollini, coadiuvato dal direttore terapeutico Teresa Antonelli (psicologa e psicoterapeuta), dal coordinatore di Comunità e referente accoglienza Michele Rocelli (psicologo) dall’operatore e referente gruppi terapeutici Roberto Di Blasio (sociologo e psicologo), dagli educatori professionali Elisabetta Franchini e Annarita Balbi, dalle psicologhe Alessia Marcaccio e Maria Giovanna Marzoli, dal maestro d’opera Elia Africani, operatore sociosanitario.
