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title: "Senza volerlo abbiamo progettato la “deportazione” di chi è vecchio"
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date: "2020-04-20T15:05:34+02:00"
modified: "2020-04-20T15:05:34+02:00"
author: "superadmin"
excerpt: "In questi giorni si è fatta intensa la discussione sulle morti di persone anziane nelle residenze a loro dedicate. Sulle responsabilità di una tale decimazione, diverse Procure d’Italia hanno aperto fascicoli contro ignoti. Non si tratta di verificare se sono state approntate le doverose misure di isolamento. […]"
categories: ["Altro"]
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# Senza volerlo abbiamo progettato la “deportazione” di chi è vecchio

In questi giorni si è fatta **intensa la discussione sulle morti di persone anziane nelle residenze a loro dedicate.** Sulle responsabilità di una tale decimazione, diverse Procure d’Italia hanno aperto fascicoli contro ignoti. Non si tratta di verificare se sono state approntate le doverose misure di isolamento. Il coronavirus**offre un’occasione drammatica per ripensare alle scelte fatte,**che mai nessun Tribunale processerà.

L’attenzione futura è per lo schema che abbiamo costruito negli ultimi anni: spazi riservati a persone che “non possono” rimanere nelle loro case, offrendo loro un’alternativa. Sembrava una soluzione all’avanguardia: spazi adeguati, personale addetto, cibo controllato: il dubbio è che,**anche senza volerlo, abbiamo progettato la “deportazione” di chi è vecchio.** Gente non più utile che non può essere d’impiccio a chi ha da fare.

**Abbiamo offerto strutture** che tolgono colori, sapori, odori, utensili, foto, ricordi. Abbiamo tolto loro la casa. Gli operatori, pagati con contratti al minimo, diventano robot freddi e veloci. I loro compagni di stanza specchi della fine. Lo schema è diventato di comune sentire: ha coinvolto tutti. Abbiamo costruito residenze protette e infermerie per ognuno, tutti compresi, purché vecchi e malandati. **Eppure non era così;** **i nostri nonni sono morti nei loro letti.**Tornare al passato non serve. Pensare al futuro è doveroso.

**I meccanismi dedicati all’ultimo tratto di vita**non possono restare anonimi, meccanici, disumani. Terribile lo schema di titolarità che passa la gestione dall’ente territoriale a qualche partecipata e infine alle cooperative. Nemmeno fossero pacchi da smistare o semplici destinatari di pubblicità. Eppure **costringiamo le persone a passare anni in una stanza, in compagnia di chi sta come o peggio di te**. Le giornate in strutture enormi per garantire l’economia di scala, con ritmi di sonno e sveglia programmati, con cibo talmente igienico da diventare vomitevole **non sono prospettiva di vita, ma semplice triste sopravvivenza,** dimostratasi nemmeno sicura.

**Il progetto costruito è da smantellare:** almeno non cumulare gli anziani in numero eccessivo, personalizzare la presa in carico; coinvolgere qualche familiare, creare un clima comunitario. Molti non finirebbero all’ospizio, se si sostenesse, anche economicamente, la famiglia d’origine, gestendo le odiate, ma utili badanti. **I nostri cari hanno diritto a godere della memoria della loro vita.** Hanno offerto a noi il benessere di cui godiamo; restituire quanto ricevuto è dovere. Il problema va al di là della seconda e della terza fase del Covid-19. **Importante non dimenticare la lezione.**
