La liturgia della domenica delle Palme, mostra il mistero della Passione stessa

Figli del Giorno

Marzo 26, 2026
“fate questo in memoria di me”

Vinicio 2La liturgia di oggi, in questa domenica delle Palme, mostra il mistero della Passione stessa. Il dramma è consumato tra chi ascolta Dio e rivela la sua parola e chi invece la respinge e perseguita il profeta-discepolo. La condizione di ogni profeta è la forza e la coerenza di rispondere a Dio, ascoltando la sua voce e non preoccupandosi di chi non l’ascolta o addirittura perseguitando chi l’ha pronunciata. È la dinamica caratteristica tra chi dice la verità, secondo la volontà di Dio e chi non l’ascolta, ritenendo il profeta un ingannatore. La sua parola non è di giudizio, ma di incoraggiamento: «Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro». Una grande fiducia in Dio nell’ascolto e nel coraggio di esprimere chiaramente ciò che Dio suggerisce. A questa missione il discepolo-profeta non si tira indietro, anche a costo di insulti e di persecuzioni.

Mi accerchia una banda di malfattori

Il Salmo ritorna sullo stesso tema:

«Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo: […]
Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.

La fiducia in Dio resta salda:

«Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.»

L’impegno ad essere fedele a Dio è faticoso e doloroso, contro l’inettitudine o, peggio ancora, il livore di chi persegue: «Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto». La descrizione esatta di chi è martirizzato per la fede nel Signore Gesù. Anche oggi i martiri sono molti e innocenti. La chiesa li ricorda nella giornata dei missionari martiri.

La seconda lettura dà il volto del nuovo profeta: è più di un profeta; è il figlio di Dio.

«Pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini».

Non risponde con violenza e vendetta

La passione è il racconto di Gesù, inviato dal Padre a rivelare il volto stesso di Dio. La descrizione è fatta con parole umane e in gesti della comune vita di un pio palestinese. Il Maestro si rivolge alle folle, opera miracoli. Non esprime potere e non invoca la potenza di Dio. Si comporta come più di un profeta, con la consapevolezza della verità. Nel momento cruciale della sua vita colpisce la sicurezza delle sue azioni, non indietreggiando nella missione affidatagli, rispondendo con la sua mansuetudine. Non combatte e non risponde con violenza e vendetta nei confronti dei suoi nemici. Sopporta, sicuro della propria coscienza e della presenza di Dio che non l’abbandona. Ha momenti di sofferenza e di solitudine, confermando la piena disponibilità a raccontare la verità di Dio. Sperimenta il tradimento del discepolo e la ferocia della marmaglia soldatesca; continua nel suo percorso di perdono, sicuro di parlare e operare in nome di Dio.

Indica agli apostoli la strada da seguire, sottolineando la verità di Dio. E’ coraggioso, ma non superbo; resistente senza rinunciare alla verità. La sicurezza e la fiducia in Dio è totale, anche di fronte alla morte che sembra concludere la sua vita. Non oltraggia i nemici, né chiede vendetta: è la strada di un autentico martire che sottolinea la sua fede, non disperando della fine. La Pasqua è il segno che, al termine della vicenda umana Dio non lo ha abbandonato.

 

29 Marzo 2026 – Anno A
Domenica delle Palme
(1 Lett. Is 50,4-7– Salmo 21 (22) – 2 Lett. Fil 2, 6-11) – Vangelo Mt. 26, 14-27)