Senza conservanti

“Senza conservanti”, la rubrica di Vinicio Albanesi. N.146 – RICCHEZZA FACILE

Due età di confine, due solitudini diverse. A tredici anni si chiede di essere visti, a diciassette di essere creduti. In mezzo, spesso, ci sono adulti che hanno smesso di ascoltare. Una riflessione su ciò che i ragazzi ci stanno dicendo, anche quando tacciono.

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«Senza conservanti» — il commento settimanale sull'attualità, senza additivi né sconti.

Il mondo occidentale è ossessionato dalla ricchezza. Approfittando di questo desiderio che ha colpito tutti, anche chi, con onesto lavoro provvede alla vita propria e della famiglia, hanno proposto un modo facile di arricchirsi. Esistono piattaforme on line che propongono di investire piccole somme (250-500 euro) garantendo, in poco tempo, guadagni che raddoppiano e triplicano la somma investita.

Spiegano che ciò è possibile perché, per mezzo di algoritmi, investendo nel mondo della finanza in tempo reale, tra acquisti e vendite è possibile lucrare. La tentazione è forte: ha una sua logica in quanto guadagni senza fare nulla. Portano esempi di investimenti sperimentati con ottimi risultati. Le notizie sull’andamento dei titoli azionari o di Stato hanno invaso le menti anche semplici: non c’è giornata che non si ricevano notizie su quanto avviene nel mondo della finanza. Percentuali di utili e di perdite fanno parte dei notiziari giornali.

La ricchezza monetaria è immessa negli appositi uffici della Borsa che, giorno dopo giorno, fanno acquisti e vendite, garantendo profitti e registrando perdite. Vale per i beni materiali, ma anche per gli investimenti degli Stati. Un mondo che sembra di fiabe, in realtà drena risorse pubbliche e private. E’ un fenomeno globale al quale non possibile sottrarsi perché coinvolge la vita privata: si pensi al caro bollette dell’elettricità, della benzina, del gas.

Un mondo talmente globale e complesso che nessuna autorità è riuscita a legiferare adeguatamente sul fenomeno. Neppure la morale, compresa quella cristiana, è riuscita a offrire indicazioni di correttezza e di tutela. Nell’antichità il denaro si fermava al baratto e non costava prezzo (ti do una cosa, tu rispondi con un’altra cosa). Nel XIII secolo, con le assicurazioni sui trasporti, il denaro ha iniziato ad avere un suo prezzo: da quel momento il mondo è cambiato.

La ricchezza degli scambi ha invaso ogni risparmio e prestito: nei bilanci appaiono guadagni e oneri per il transito di denaro. In sé gli strumenti finanziari sono utili anche per esigenze personali. Il problema è che non sei padrone di nulla a riguardo di un deposito o di un mutuo.  Come rendere moralmente corretto questo andamento è una delle domande più stringenti e difficili per avere giustizia nel mondo globale.