Il volto di Dio
Figli del Giorno
Marzo 5, 2026
Le letture di oggi, per mezzo del riferimento all’acqua, riportano l’attenzione alla fede in Dio e, nel Vangelo di Giovanni, alla figura di Cristo. La prima lettura è il lamento del popolo ebreo che ripartendo dall’Egitto, soffre la sete e si rivolge a Mosé per lamentarsi dell’abbandono di Dio.
Il pozzo di Giacobbe
Da lì nasce il riferimento al pozzo di Giacobbe che, secondo la tradizione, sarebbe stato un dono di Dio nell’arsura delle montagne della Cisgiordania, vicino alla città di Nablus. Nei siti archeologici è stato ritrovato un pozzo con diametro di due metri e profondo trenta metri. Su questo riferimento si regge il dialogo con la donna samaritana. L’evangelista Giovanni si appella a questo dato per illustrare due verità fondamentali: la visione religiosa della vita (acqua viva) e la missione di Cristo, quale portatore di salvezza.
Egli ricorre costantemente alle figure umane per esprimere la novità evangelica: la luce, l’acqua viva, la vita. E’ il modo per illustrare la nuova religiosità suggerita da Cristo. E’ Dio che porta salvezza, non si dimentica del suo popolo e lo accudisce nei suoi momenti storici. Tutta la vicenda della tribù con a capo Abram è raccontata come disegno di Dio nel bene e nel male. Un modo di raccontare la storia ebraica che unisce strettamente le vicende storiche con l’intervento divino.
Un modo che è stato abbandonato definitivamente. Le vicende umane sono narrate e giudicate secondo parametri umani: pace, guerre, tensioni, benessere sono nelle mani dell’umanità. Secondo l’etica seguita la storia procede con le sue tensioni e momenti di pacificazioni. Viviamo un momento particolare: le guerre in atto, gli accordi, le istituzioni nazionali e internazionali sono nelle mani dei popoli, tramite i loro rappresentanti. Si commette l’errore di affidare le responsabilità ai capi popoli, emersi secondo le storie delle genti. In realtà è la civiltà, nel suo complesso, che dirige le azioni sociali e politiche dei vari popoli.
Il momento presente è gestito nelle due direttive degli interessi e, conseguentemente, di quanto si definisce mercato. In realtà tutti gli andamenti storici hanno origine nelle culture che lentamente si affermano nella coscienza civile.
Invocare pace in una società ripiegata su stessa e sui benefici propri, senza sguardi al mondo, dimenticando disparità, problemi di fame e di salute di milioni di persone significa vivere nel clima di guerra e di dominio. Siamo abituati a pensare al male personale; esiste un male sociale, frutto di orientamenti alla cui base si dipana il bene dal male. Non è facile riflettere e conseguentemente agire con l’attenzione agli effetti derivanti dalle proprie azioni: eppure i comportamenti personali e quelli universali sono connessi, producendo equità e solidarietà oppure disparità e dominio.
Il volto di Dio
Ritornando al Vangelo sono molte le caratteristiche che approfondiscono l’incontro di Gesù con la samaritana.
Gesù è solo, una donna lo interpella vicino al pozzo di Giacobbe. Ne nasce un dialogo che fa emergere differenze e verità. E’ un fatto straordinario che la donna sia sola nell’incontro con Gesù, che sia samaritana, che non abbia una vita personale regolare che insista nel riconoscere alla fine del dialogo che Gesù è il Messia.
Il dialogo si muove su due livelli: l’acqua del pozzo e il significato dell’acqua nel racconto dell’evangelista Giovanni.
Emerge la differenza tra la religiosità dei Samaritani e il nuovo messaggio evangelico: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. La risposta di Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». La donna insiste nel chiedere l’acqua, «vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Il nuovo messaggio supera la discussione sul tempio di Gerusalemme. E’ la seconda verità: Dio non risiede del tempio, ma nel cuore delle persone che lo invocano e lo adorano. Infine il riconoscimento di Gesù come Messia: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». Il Vangelo termina dunque dopo aver dimostrato tre verità: il messaggio evangelico è nuovo rispetto ai Samaritani, ma anche ai Giudei; Dio si adora nel cuore delle persone; Cristo è colui che annuncia il vero volto di Dio.
8 Marzo 2026 – Anno A
III Domenica di Quaresima
(1ª Lett. Es 17,3-7 – Salmo 94 (95) – 2 ª Lett. Rm 5,1-2.5-8 – Vangelo Gv 4,5-42)
