“Dio ha un modo diverso di vedere le cose”

Figli del Giorno

Marzo 12, 2026
“fate questo in memoria di me”

Vinicio 2Il tema di questa domenica può essere sintetizzato con il titolo: “lo sguardo del Signore”. Nella prima lettura del profeta Samuele il racconto verte sull’elezione di David, il re che farà grande Israele. Il racconto sottolinea che Dio ha un modo diverso di vedere le cose. Il futuro re è scelto tra sette fratelli dei quali il più piccolo è David.

«Non guardare al suo aspetto né alla sua statura […] infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». Chi sembrava l’ultimo per età, un pastorello, nemmeno presente alla scelta, diventerà re. Non è facile guardare con gli occhi di Dio. Occorre saggezza, maturità, sguardo al futuro, mentre i sensi suggeriscono immediatezza e apparenza. L’origine del regno d’Israele è dunque povero, non apprezzato dalle circostanze esterne, eppure sarà un regno di splendore e di grandezza.

Le virtù per giudicare e agire

I criteri per ben giudicare sono suggeriti da san Paolo nella Lettera agli Efesini: «Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto: «Svégliati». Un’esortazione forte che continua «tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà». Un’esortazione ad essere trasparenti, anche a fronte di ciò che è condannabile.

Formalismo

Nel lungo brano del miracolo del cieco nato sono due i punti di attenzione: il dialogo con il cieco nato e la polemica con i farisei. In modo simile all’incontro della samaritana, l’evangelista Giovanni riporta un evento questa volta miracoloso. Il cieco chiede aiuto al Signore; egli lo guarisce con il gesto del fango steso sugli occhi. Il miracolo avviene nel silenzio: si intercala così il dialogo prima con i Farisei che aprono un’indagine per dimostrare che Gesù non può essere nemmeno profeta, avendo infranto le leggi ebraiche che proibivano ogni più piccola opera nel giorno di sabato e un secondo incontro tra Gesù e il cieco guarito circa l’identità del Nazareno.

E’ evidente lo scopo del racconto: dimostrare che Gesù può fare miracoli con la disapprovazione dei Farisei inflitta al cieco per aver creduto a lui. La riflessione volge al modo di vedere Dio. Escluse le semplici emozioni ed empatie naturali la domanda è sul come Dio osserva e giudica. Tornano alla ribalta i principi che vogliono essere esplicitati dall’evangelista. L’indicazione centrale è di guardare con il “cuore” e non con le apparenze. Il cuore, in questo contesto non si riferisce ad affettività o empatie. Sono le virtù, narrate e spiegate abbondantemente da San Paolo che fanno riferimento. Tra i molti richiami, una sintesi generale è dettata proprio nella Lettera ai Filippesi: «In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi!» (Fil 4,8 e s.) L’esortazione al “cuore” visto da Dio è la conseguenza contro i formalismi, gli estetismi, i moralismi che spesso si invocano nella vita. Il torto dei Farisei era quello di interpretare dall’esterno e con atteggiamento persecutorio tutti i dettagli dei precetti biblici, non sapendo distinguere ciò che essenziale e quanto marginale.

Un esempio concreto è suggerito dalla parola dei profeti. Significativo l’inizio del Libro di Geremia e della sua vocazione:

«Il Signore stese la mano, mi toccò la bocca
e il Signore mi disse:

«Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca.
Ecco, oggi ti costituisco
sopra i popoli e sopra i regni
per sradicare e demolire,
per distruggere e abbattere,
per edificare e piantare».  (Ger. 1,9 e s.)

Non tutti possono essere profeti, destinati alle sofferenze per amore di Dio, il richiamo alla rettitudine rimane intatto per non cadere nella superficialità e soprattutto, alla fin fine, alla menzogna. Il finale del brano raccontato è illuminante: «Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi».

15 Marzo 2026 – Anno A
V Domenica di Quaresima
(1 Lett. 1Sam 16,1 b.4.6-7.10-13 – Salmo 22 (23) – 2 Lett. Ef 5,8-14 – Vangelo Gv 9,1-41)