“Fate questo in memoria di me”

Figli del Giorno

Aprile 2, 2026
“fate questo in memoria di me”
Vinicio 2

La Liturgia di oggi riassume l’intera settimana santa. Il giorno di Pasqua è il risultato della vicenda finale del Signore Gesù sulla terra.

La settimana

Seguendo i riti dei giorni della settimana sono molti gli episodi ricordati che narrano le vicende che hanno portato il Signore alla morte e alla risurrezione. Il giovedì santo ricorda la cena pasquale. Gesù, da pio israelita, celebra la vicenda della liberazione dell’Egitto, festa sacra, vissuta intensamente a distanza di secoli. Pur seguendo il classico rito ebraico, dà alla cena un significato proprio. Raduna gli Apostoli e ricorda loro quale sarà la sua fine. Al dispiacere dei discepoli segue il gesto significativo della lavanda dei piedi. Un gesto umile, accompagnato dalla raccomandazione di essere sempre e comunque in servizio. La lavanda dei piedi era riservata agli schiavi in segno di benevolenza a chi era invitato ad una mensa. La distanza tra il maestro, il profeta e il taumaturgo che si pone a livello infimo fa scandalo, ma rappresenta un segnale essenziale. Chi è chiamato ad essere discepolo non può esserlo, per interesse, per gloria, per potere, ma solo per missione del Dio misericordioso e amorevole. Ogni fratello o sorella è da considerare degno di onore e di rispetto.

Nella cena lascia il ricordo della sua immolazione: spezzando il pane e porgendo il vino raccomanda il segno per tutta la Chiesa: «fate questo in memoria di me». Egli ha vissuto predicando il divino messaggio; ha operato il bene; è stato umile e rispettoso, ha perdonato; non è stato violento. La Chiesa, nella Messa ricorderà la sua raccomandazione, pregando per il popolo cristiano, per i defunti e per il mondo intero. Affronta nella cena anche lo spergiuro e il tradimento di Giuda: un uomo che credeva in un liberatore e condottiero. Rimasto deluso consegna al Sinedrio la fedeltà al Maestro tradendolo. Il giovedì si fa memoria anche dell’istituzione del sacerdozio tra i fedeli. Persone chiamate si metteranno a servizio della fede e della predicazione lasciata in eredità da Gesù stesso. Nel tempo il sacerdozio si articolerà in vescovi, sacerdoti e diaconi: comunque dediti a Dio e alla missione religiosa.

Il Venerdì santo ricorda la passione con tutti i passaggi della sua sofferenza. L’esser solo, l’essere abbandonato dai discepoli, l’essere giudicato e condannato a morte. Affronta il dolore della solitudine e la crudeltà dei suoi giudici e della soldatesca. Non si oppone, non invoca vendetta; perdona chi gli chiede aiuto. Una morte eroica per la sua donazione. Non reagisce perché si affida a Dio, anche se l’invocherà per essere liberato dalle angosce della morte. Va dritto al suo impegno, senza tentennamenti e senza paura. Solo così può affrontare l’ingiustizia e la morte.

Nel Sabato Santo l’orizzonte si allarga alla salvezza procurata dal Signore. La benedizione del fuoco e dell’acqua rivede tutto il creato, ringraziando il suo Dio e la misericordia del dono del suo Figlio. L’acqua benedetta accompagnerà la benedizione nelle case, portatrice di pace e felicità.

La gloria

La domenica di Pasqua canta la gloria della risurrezione. E’ la vittoria della vita sulla morte. E’ la speranza del futuro.  L’inno della sequenza esprime con parole poetiche la verità della risurrezione e il significato del sacrificio del Signore.

«Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’Agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea».

 

5 Aprile 2026 Anno A
Domenica di Pasqua (Messa del giorno)
(1 Lett. At 10,34a.37- 43 – Salmo 117 (118) – 2 Lett. ( Col 3,1-4 – Vangelo Gv 20,1-9)