“Senza conservanti”, la rubrica di Vinicio Albanesi. N.147 – EQUITÀ IN SALUTE
Senza Conservanti
Marzo 26, 2026
E’ stato presentato il 2° rapporto sulla “Equità in salute”, per l’iniziativa della Conferenza episcopale Italia “Oggi chi è il mio prossimo?”, insieme al Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa e all’Organizzazione mondiale della sanità in Europa. E’ un segnale positivo perché l’attenzione è volta non genericamente alla tutela della salute, ma scende in profondità nelle risposte alle varie condizioni. Non è difficile immaginare le circostanze non sempre tutelate per la vita sana. I territori, le professioni, l’età, le patologie, i generi non offrono le stesse risorse per impedire le malattie. La prima fase di prevenzione è sulla capacità di dare risposte basilari alla vita: il territorio, il cibo, la casa, i mestieri, l’istruzione e infine le cure.
Esistono, anche nel nostro paese, condizioni di vita al limite della sopravvivenza: la povertà assoluta rappresenta un’emergenza strutturale che coinvolge oltre 5,7 milioni di persone (9,8% della popolazione) e 2,2 milioni di famiglie, secondo i dati Istat del 2024-2025. La stessa tutela dell’aspettativa di vita descrive grandi discriminazioni: l’invecchiamento della popolazione, gli squilibri nella forza lavoro, le persistenti disparità regionali, le barriere di accesso richiedono interventi per ottenere equità in salute. La tendenza odierna nella coscienza sociale e, di conseguenza nelle cure, è oramai per l’abbandono dei cosiddetti “cronici”.
Milioni di persone che, per età o per patologie, sono trascurate, garantendo livelli di risposta minimi. Anziani, disabili, malati senza specifici farmaci di guarigione sono trattati ritornando alla famigerata istituzionalizzazione, in grandi annoverati dove la cura della persona, l’intervento medico, il cibo, le relazioni garantiscono il minimo, sfiorando disumanità. L’attenzione è a chi può tornare abile al lavoro, guarito e, per questo, degno di cura. Per gli altri “non vale la pena spendere troppo”. E’ la manifestazione, nemmeno sommessa, dei potenti nei confronti dei fragili. In tutte le epoche, l’equilibrio tra efficienza e cura è stato l’impegno al bene comune. Anche nella società opulenta le sperequazioni esistono e si fanno drammatiche. Il bene della vita vale sempre, senza pause e senza distinzioni di tempo e di ceto.
