Senza conservanti

N. 165 – FINE DELLE ARMI

Sembra che le guerre in Iran, a Gaza e in Ucraina volgano al termine non per un impegno alla tregua e alla pace, ma semplicemente perché stanno finendo le armi di distruzione: missili e droni. Una magra consolazione perché non hanno prevalso dialogo e diplomazia, ma solo il fatto che le scorte necessarie alle “difese……
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«Senza conservanti» — il commento settimanale sull'attualità, senza additivi né sconti.

Sembra che le guerre in Iran, a Gaza e in Ucraina volgano al termine non per un impegno alla tregua e alla pace, ma semplicemente perché stanno finendo le armi di distruzione: missili e droni. Una magra consolazione perché non hanno prevalso dialogo e diplomazia, ma solo il fatto che le scorte necessarie alle “difese strategiche” stanno scarseggiando. I risultati sono penosi.

Una considerazione della inutilità delle guerre. Quando si invoca la pace bisognerebbe conteggiare le migliaia di morti e le case distrutte.  Le argomentazioni di offesa e di difesa e di improbabili equilibri, scompaiono di fronte al disprezzo per le vite umane e per i beni essenziali alla convivenza. Amici e nemici svaniscono nell’assurdità e nelle stupidità di invocare l’armonia tramite la guerra.

Lo sguardo va agli oppressori ma anche a chi si sente colpito. Energie umane ed economiche vanno in frantumi a fronte di pretese di territori e di supremazie. È un’ulteriore assurdità considerare che, l’accendersi delle guerre e la loro prosecuzione, dipendano da singole persone alle quali è stato affidato il potere di morte. La storia è piena di scenari di guerra: in Europa, in Africa, in Asia. Sembra che l’aggressività faccia parte delle normali vicende umane.

Sono ferite gravi, con responsabilità spesso nemmeno definite e tanto meno punite. Non si comprende il filone di violenza che esplode in campi diversi e in momenti diversi: conflitti civili, di conquista, di vendetta, di supremazia. Le voci contro la guerra sembrano afone, definite come buonismo e debolezza. In realtà prevale l’ansia di potere.

Ritornano in mente le scene degli angeli ribelli, il cui capo è stato definito nella cultura cristiana come Satana. Non è un singolo testimone: è la radice del male che alberga nei cuori umani. Con le drammaticità delle guerre, ma anche con le prevaricazioni, le violenze, le disparità presenti ovunque, anche nelle culture “evolute”. Il volto della superbia sembra scomparso; invece è presente anche nel quotidiano, e procura dolore e morte.

Una vita serena si orienta alla dolcezza, alla comprensione, al dialogo: strumenti che definiscono la vera umanità.