DIAGNOSI PRENATALE E ABORTO SELETTIVO

    L’aborto selettivo è quello praticato non per una scelta di valore generale (privilegiare la vita della madre su quella del feto; tener conto delle condizioni socioeconomiche e psicologiche della madre), ma in base alle caratteristiche genetiche del feto. Perciò è necessaria la diagnosi prenatale, perché nella grande maggioranza dei casi le informazioni sui genitori non bastano per sapere se il patrimonio genetico del feto determinerà un aborto spontaneo o, nel caso di sopravvivenza fino alla nascita, la morte subito dopo o una gravissima invalidità del neonato (mongolismo, emofilia). I problemi etici e politici posti dall’aborto selettivo sono dunque diversi, talora profondamente diversi, da quelli posti dalla depenalizzazione dell’aborto, che si propone di sconfiggere l’aborto clandestino. Le conseguenze dell’uso della diagnosi prenatale e dell’accettazione dell’aborto selettivo possono essere opposte a quelle immaginate o temute.
    Il saggio di Harris, è un contributo di grande importanza e chiarezza per affrontare il problema per quel che è, come un intervento volontario, non in stato di necessità, sulla riproduzione umana, con tutte le questioni etiche che l’aborto selettivo comporta, senza confonderlo con l’aborto per necessità, senza nascondersi dietro confuse mezze verità.