A OTTO MINUTI
Nell’Italia degli anni ’80 il problema dell’energia viene inteso da alcuni come una pura esercitazione tecnica e da altri come un argomento essenzialmente politico, per il quale le precisazioni tecniche sono un mero dettaglio. Eppure, se c’è un campo in cui la discussione dovrebbe dar luogo a una metodologia nuova per affrontare i problemi è proprio quello dell’energia. La metodologia nuova dovrebbe essere quella di considerare che non esiste alcun problema che sia o solo tecnico, cioè da trattare a livello degli addetti i lavori, o solo politico, cioè da dirimere sulla base dei princìpi primi e perciò delle impostazioni ideologiche. Il campo dell’energia è “tecnopolitoco”, cioè deve compenetrare le parti tecniche con quelle politiche, altrimenti si rischia di non afferrare tutta la vastità del disegno di sviluppo.
Nel contempo, una trattazione “tecnopolitica” non ha niente a che vedere con la cosiddetta tecnocrazia, cioè con la pretesa di risolvere i problemi economici, umani, sociali, cioè i problemi politici, come se fossero un teorema o un calcolo di ingegneri. Quello che dovrebbe accadere è che si discuta, da parte del maggior numero possibile di persone, qualunque sia il loro livello di preparazione, il tema dell’energia e lo si affronti cercando di capire l’angolazione politica e i problemi tecnici, ma questi ultimi nelle forme essenziali, lasciando il cosiddetto tecnicismo agli iniziati, tanto esso non ha alcun peso nelle determinazioni finali. Così per discutere di energia nucleare o solare, si dovrà vedere se esistono o no collegamenti politici generali, disegni internazionali, implicazioni sociali e al tempo stesso occorrerà pesare qualche elemento tecnico, ma nelle formulazioni elementari ed essenziali.




