SOGGETTO E FOLLIA

    L’opera si presenta sotto il duplice profilo del saggio storico e del saggio epistemologico. Del saggio storico perché si prefigge di riportare alla luce l’immagine autentica di Pinel e della sua epoca, depurandola dalle incrostazioni leggendarie che vi sono sedimentate nel corso di un secolo e mezzo: con un’argomentazione serrata e documentatissima viene dimostrata la sostanziale falsità del mito che vuole Pinel “liberatore dei folli dalle loro catene a Bicêtre nel 1792…”.
    Del saggio epistemologico perché portare in primo piano la figura di Pinel non più attore di un gesto, ma autore di un libro, significa infatti, come giustamente sottolinea l’autrice, “interrogarsi sulla nascita di ciò che oggi ha preso il nome di psichiatria, significa anche partire alla ricerca del punto di vista dal quale cogliere – nel suo sviluppo coerente – la storia del trattamento e della riflessione sull’alienazione mentale…” In questa prospettiva, allora, la nascita della psichiatria non è soltanto il momento in cui si definisce il campo d’intervento di una “scienza speciale” tra le discipline mediche. Esso diventa il momento fecondo in cui entra in crisi l’idea arcaica dell’assoluta alterità della sragione, e in cui gli uomini cominciano a riconoscere ciò che li rende estranei a loro stessi. Momento decisivo in cui il baratro della follia diventa specchio del soggetto.

      Copertina mancante.