UMANITÀ ALLA SBARRA
Con quest’opera l’autrice, non si propone di risolvere un problema che affonda le proprie radici fin nei primordi dell’umanità, ma solo narrare delle vicende molto comuni.
L’omertà borghese porta comunemente al rifiuto di certe forme d’inversione che sono spesse volte delle anomalie più da compiangere che da condannare. Anche se la scienza non può dire ancora una parola definitiva su tali inversioni, non è da escludere che esse traggano origine da alterazioni biologiche endocrine o da pulsioni inconsce non incanalate verso una dinamica che, invece di ghettizzarle, come avviene per il comune razzismo cerchi di studiarne le vere e proprie cause. Alcuni anni or sono, in merito alla omosessualità, uscì in America, un libro del gesuita americano John McNeill che destò scalpore in tutti gli ambienti, sia cattolici che laici.
Il gesuita americano affermava anzitutto che bisogna riconoscere che l’omosessualità, come l’eterosessualità, non sono in sé né buone né cattive; si tratta in entrambi i casi di vedere come i singoli la vivono: è immorale il comportamento sessuale (omo o etero che sia) che è dominato dalla indiscriminata ricerca del piacere dall’egoismo, dalla promiscuità; è morale, invece quello che comporta un impegno profondo, dedizione reciproca, unioni stabili, fedeltà. McNeill sviluppa anche un discorso sul significato “positivo” dell’esperienza omosessuale per la Società e per la Chiesa, che consiste nella messa in crisi degli stereotipi maschilisti dei miti della violenza, della rigidezza dei ruoli e della subordinazione della donna. Sul piano pratico, delineando un “ministero pastorale per la comunità omosessuale” McNeill invita la chiesa a promuovere attivamente la modifica delle leggi che, ancora in molti Paesi, considerano l’omosessualità un crimine, e a diffondere presso i fedeli una mentalità che renda impossibile ogni discriminazione persecutoria. “L’omosessualità non è né una “colpa”, né un “peccato”, né un “vizio”, afferma il medico e teologo cattolico Marc Oraison.





