ABOLIRE LE PENE?

    Abolizionismo, depenalizzazione sono termini che nel nostro Paese non conoscono una grande fortuna e permangono marginali nel dibattito delle forze sociali e politiche come pure nelle preoccupazioni dei legislatori.
    Gli anni del terrorismo, la recrudescenza di attività mafiose e il moltiplicarsi di fenomeni di trasgressione hanno spinto – in senso opposto – a comminare pene legali sempre più pesanti e diffuse, provocando un aumento della popolazione carceraria ai limiti della possibilità ricettiva delle strutture stesse.
    Tuttavia gli sforzi per indurre a cambiare chi infrange la legge creano problemi di giustizia, i tentativi di comminare solo la giusta pena producono rigidi sistemi, insensibili ai bisogni individuali: è il dilemma di una società che continua a lottare per conciliare le teorie penali e la loro pratica.
    Nils Christie, criminologo di fama internazionale, con questo libro intende porre fine a tali oscillazioni, prendendo una ferma posizione a favore di una drastica riduzione all’impiego delle pene intenzionalmente inflitte come mezzo di disciplina sociale.
    Sulla base dell’esperienza di alcuni sistemi sociali in cui il ricorso alle pene è limitatissimo, possiamo ricavare alcune condizioni generali che garantiscano una soglia minima alla sofferenza legale. La riflessione si spinge fino al limite della sparizione della pena intesa come castigo per un crimine commesso, soglia oltre la quale si apre lo scenario utopico della società in cui regnano incontrastate umanità e generosità.

      Copertina mancante.