LA STORIA DEI POVERI
Questo libro delinea le caratteristiche in cui il problema della povertà è avvertito da parte delle culture e delle società dell’Europa in età pre-industriale, mentre offre esempi di intervento dei governi e di regolamentazione dei diversi aspetti del pauperismo.
All’inizio dell’età moderna affiora una visione contrastante della figura del povero, che perdurerà anche nei secoli successivi: ad esso sono riservate considerazioni caritatevoli, oppure ispirate a paura e a disprezzo. Di fronte all’entità crescente del fenomeno del pauperismo, alla concezione medievale del povero caro a Cristo si sostituisce via via il principio di rieducazione del povero e la preoccupazione della prevenzione della mendicità. Si afferma pertanto in maniera sempre più netta la necessità di un’organizzazione pubblica dell’assistenza e dell’intervento del potere politico per governare la povertà.
Tuttavia, anche quando nascono iniziative di rilevo promosse dagli stati, come la costituzione di grandi ospizi pubblici, una regolamentazione integrale del fenomeno non sembra raggiungibile, per gli stessi limiti dello stato, per lo scollamento tra singoli provvedimenti e legislazione complessiva, tra ideologia e risorse finanziarie, tra direttive politiche ed efficacia amministrativa, per la resistenza che incontrano molte misure adottate, che hanno speso carattere repressivo. Al tempo stesso persistono strutture che non hanno riferimento al potere statale, che non si ispirano ad un concetto di povero con contorni puramente negativi, e che tendono a lenire la povertà con spirito cristiano.
Affrontare la storia dei poveri è studiare la storia moderna da un’ottica particolare, che diventa essenziale per lo studio della vita quotidiana e della mentalità.





