LE DINAMICHE DEL MEZZOGIORNO

    Il volume esamina le dinamiche del Sud d’Italia usando come indicatore del divario economico il prodotto individuale medio delle due grandi circoscrizioni. Una volta assunto il Nord come insieme di tutte le regioni centro-settentrionali, si può affermare che fra il 1951 ed oggi esso si è ridotto a favore del Sud di otto punti; mentre nello stesso periodo il divario delle condizioni civili, misurato su servizi essenziali come la sanità, la scuola, le abitazioni ecc…, è diminuito anche di più ed oggi registra 10 punti in meno.
    Dentro questo grande quadro di mutamento l’autore cerca di decifrare e definire le linee portanti della modificazione, partendo da una considerazione d’ordine generale. Nei circa quarant’anni che ci dividono dalla fine del secondo conflitto mondiale, il Mezzogiorno ha conosciuto un processo di modernizzazione che non ha l’uguale nel mondo occidentale, dove analoghe trasformazioni si sono realizzate in periodi molto più lunghi. Dalla cosiddetta civiltà contadina si è passati ai modi ed ai consumi culturali delle società di massa, da un analfabetismo estesissimo alla scolarizzazione pressoché generalizzata, da forme di vita proprie delle società sottosviluppate a modelli e stili di comportamento di tipo urbano-industriali, dal predominio della campagna a quello della città. Questo processo di cambiamento, sopravanzando spesso gli stessi tempi e modalità dello sviluppo economico, ha generato quasi un eccesso di aspettative, concorrendo a provocare, in talune aree, fenomeni di turbolenza e di trasgressione ogni volta che le persistenze delle società e delle culture precedenti si sono organizzate in forme violente per resistere al periodo dell’emarginazione e persino per rovesciare a proprio favore l’evoluzione del mercato dei beni e del lavoro.