FAMIGLIA E POLITICHE SOCIALI
Le politiche sociali possono essere intese come tentativo di colmare le distanze che separano due polarità (di gruppo e di istituzione) della vita familiare. Il che spiega la radicale ambivalenza entro cui operano le medesime politiche sociali: da un lato esse sembrano indebolire la famiglia, al punto da renderla invisibile e inafferrabile, dall’altra intendono o dichiarano di volerle conferire nuove valenze culturali e strutturali. Come deve essere inteso questo momento storico di rivalutazione della famiglia?
Secondo l’Autore, si tratta di comprendere la “morfogenesi sociale” della famiglia nello Stato del benessere. Il paradigma di fondo è dato dal fatto che la famiglia, come sistema vivente, nasce, si sviluppa, muore in base al senso e alle forme che assumono le transazioni fra vita quotidiana e istituzioni della sfera pubblica. Per comprendere, il mutare delle forme familiari, (morfogenesi) vengono quindi analizzate da un lato le maggiori sub-culture familiari esistenti in Italia, nelle loro espressioni di bisogni, valori, atteggiamenti, e dall’altra il modo in cui esse interagiscono con le nuove politiche sociali (dell’infanzia, della salute, dei servizi) orientate al benessere. In tale prospettiva appare chiaro il ruolo ambivalente del “welfare state”, che allo stesso tempo – e contraddittoriamente – alimenta i cambiamenti della vita familiare mentre cerca di controllarli. Di qui anche il ruolo strategico della famiglia nelle politiche sociali.



