SCANDALO E BEATITUDINE DELLA POVERTÀ
Il testo narra l’esperienza dell’autore che ha vissuto nei Paesi dell’America Latina sperimentando in prima persona il tema della povertà, nella sua ambivalenza di scandalo e di beatitudine e che ha continuato ad abitare le sue riflessioni e che gli fa dire che se Dio non è qui, non è in nessun luogo. O ancora: Dio non può che essere colui che è presente a questa umanità negata. L’esistenza e l’essenza di Dio ridefinite a partire dal povero; il povero come il luogo originario della rivelazione di Dio.
Di conseguenza Dio vuole tutto ciò che promuove la vita del povero; pane e lavoro, amicizia e bellezza. Un discorso centrato sulla povertà potrebbe generare diffidenze ascetiche nei confronti dei “valori terreni”; un discorso che guarda al povero nella luce di Dio non può non diventare la loro apologia critica. Pane e lavoro, amicizia e bellezza e ogni altro valore ricevono la loro costitutiva “bontà” dalla destinazione che Dio ne fa al bisogno del povero: è qui il criterio per la loro valutazione teologica e valorizzazione spirituale. Questa relazione tra il povero e l’amore alla vita è già presente in più d’una pagina del libretto.

Copertina mancante.



