Negli ultimi anni il fenomeno delle comunità residenziali per tossicodipendenti in Italia si è sviluppato secondo una progressione quasi esponenziale; non altrettanto è progredita la loro conoscenza.
Le comunità residenziali, sia che riconoscano una caratterizzazione “terapeutica” sia che la neghino, tendono a differenziarsi in rapporto al loro metodo di lavoro. Anzitutto per l’area relazionale dell’intervento, il punto di approccio, lo specifico, stato di “dipendenza” sofferenza o disagio, al quale si applicano per modificarlo. In secondo luogo per il modello trasformativo e le tecniche adottate per conseguirlo; anche là dove sono escluse, esse sono operanti. Inoltre per l’organizzazione interna e le norme che la regolano: la struttura delle relazioni possiede talora quella funzione “terapeutica” o comunque di modellamento che costituisce la specificità di una esperienza di comunità. Infine per l’area territoriale di riferimento e di scambio; le comunità residenziali sono dei sistemi viventi, come tali sono in ogni caso dei sistemi aperti, anche quando, ma ciò è necessario perché la struttura tenga, evidenziano degli ambiti di chiusura.
Il libro è l’esito di una ricerca durata due anni su un campione rappresentativo delle comunità residenziali italiane, e parte là dove i censimenti nazionali si sono fermati. Esso è il prodotto dei discorsi e delle rappresentazioni degli operatori al lavoro; dimostra quanto sia progredito il movimento delle comunità residenziali, come sia possibile differenziarle razionalmente e riconoscerne l’indicazione.