Che cosa accade ad una donna alle soglie della terza età quando nella sua vita ordinata e ormai risolta, irrompe un “ciclone” bambino? La prima, immediata sensazione è di profonda tenerezza per quell’essere con i capelli danzanti del colore delle castagne; piccolo, indifeso. Ma la realtà impone presto le sue molteplici facce. Quel bambino non è poi così indifeso, è anzi capace di mettere in crisi colei che per la prima volta si accinge a “fare la nonna”.
La donna ha dinanzi a sé diverse strade. Può rifugiarsi nella sua professionalità di psicologa e seguire con attenzione “scientifica” lo sviluppo del nuovo essere, controllando dal vivo le tappe di un itinerario ben noto. Può invece scoprire le gioie e i vantaggi di quella che con eufemismo di moda viene chiamata “età libera”, aderendo alla nuova immagine di nonna giovanile e rampante. In entrambi i casi il problema non è risolto perché estraneo al proprio mondo personale.
La nonna in questione segue una terza via. Attraverso lo scontro-incontro con il bambino, accetta di mettere in crisi i suoi punti di riferimento, le sue certezze, obbligandosi ad una revisione del suo ruolo affettivo e sociale. La tempesta si placa quando riuscirà a fare delle sue ferite lo strumento per amare Martino senza riserve, senza contrattazioni.
