Il libro ha tutti i caratteri di un’introduzione alla teologia: affronta la complessità delle questioni relative alla definizione, alle forme, e al metodo della ricerca teologica, riuscendo a riassumere con rigore e chiarezza i principali dibattiti che hanno segnato la riflessione in questo campo.
Scrive Bruno Forte nella prefazione: ciò che è nuovo ed interessante è l’aver scelto la pace come “discriminante ermeneutica” dell’idea di teologia che viene offerta. Dalla prassi di pace la teologia nasce, in quanto pensiero dell’alleanza fondata sull’iniziativa divina nella storia degli uomini; alla pace essa tende in quanto teoria critica chiamata a dire il vissuto teologale per chiarirlo a se stesso, comunicarlo e renderlo contagioso e liberante nella vicenda umana.
La pace è origine, forma e meta della riflessione critica della fede: non un capitolo fra gli altri della dogmatica cristiana, ma il fondamento, la norma ermeneutica e l’orizzonte, che a tutto dà valore e orientamento nella ricerca credente. Il teologo, insomma, non può non pensare pensieri di pace: e questo non perché salti sulla realtà dolorosa della “scissione” da cui ogni sete di conoscenza prende le mosse, ma perché questa realtà non può non vederla nello scandalo della lacerazione suprema della Croce e nella luce della riconciliazione pasquale, traendone tutte le implicanze per la concezione del mondo e della vita, e quindi per le scelte da compiere nella prassi.
