Nella sua radicale negatività, il suicidio è sempre stato capace di coagulare in comunanza di sensibilità il pluralismo delle ideologie, delle religioni e dei sistemi filosofici. Una profonda pena stringe il cuore di qualunque essere umano soprattutto di fronte al suicidio per disperazione, che costituisce la categoria più ricorrente e rappresenta nel modo più macroscopico la sconfitta dell’uomo: non solo del suicida, ma anche di tutti coloro che sono mancati nella solidarietà e nell’aiuto necessari a recuperare la speranza perduta prima della soluzione estrema. Impegnarsi contro il suicidio significa dunque riscoprire e difendere i valori della vita: un dovere che deve coinvolgere credenti e non credenti, perché il cammino dell’uomo non si arresti.
È la prospettiva indicata anche in questo volume, nel quale sono state raccolte le relazioni che medici, uomini di fede e di cultura, studiosi qualificati a livello nazionale e internazionale hanno presentato al convegno “Il suicidio: follia o delirio di libertà?”, promosso dal Movimento per la Vita Ambrosiano e svoltosi nell’aula magna dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano. Dai contributi emerge la speranza che, dopo tanti sbandamenti filosofici e tante insicurezze esistenziali, possa schiudersi all’uomo d’oggi, e soprattutto ai giovani, un avvenire più sereno e fondato su autentici valori etici nelle azioni e nei sentimenti.