Il volume di Ernesto Balducci non è una biografia in più di Francesco d’Assisi, è, o vuole essere, la rievocazione critica della sua straordinaria vicenda a partire da un presupposto che la illumina di luce nuova: la situazione in cui si trova l’umanità sul finire del secondo millennio le impone di scrivere sulle tavole di bronzo della necessità storica, pena l’estinzione, una forma nuova di vita, privata e pubblica, che ha non poche analogie con quella che Francesco propose secondo i modi, tanto luminosi quanto labili, dell’anticipazione profetica. Le distanze cronologiche perdono d’importanza quando si prende come termine di confronto un uomo in cui è emersa la natura umana negli impulsi costitutivi, cioè in quella sua identità ontologica che tende a dispiegarsi in forme esistenziali inedite, ma che, nell’urto con la realtà, è costretta a ripiegarsi su di sé in attesa di un tempo propizio.
