La “teologia della liberazione”, nata in America latina e in Europa dalla riflessione sulla prassi delle comunità di base e dei gruppi di cristiani impegnati in lotte contro lo sfruttamento degli uomini, è diventata di moda soprattutto da quando il Vaticano l’ha condannata o ha tentato di svuotarla di senso.
Il libro tratta di questo tema ma non sulla base di scritti teologici bensì esaminando la prassi di giovani cristiani impegnati nella rivoluzione in Nicaragua.
L’Autore interpreta l’evoluzione dei giovani cristiani rivoluzionari come una conversione dalla religione – comportamento infantile di sottomissione e ideologia sacra dell’oppressione – al vangelo, proclamazione della liberazione, dell’amore, dell’uguaglianza tra tutti gli uomini, della predilezione per gli ultimi. Egli considera il vangelo come l’antitesi della religione e il cristiano come ateo che rifiuta di subordinarsi a qualsiasi divinità e il cui referente non è un essere superiore ma l’insieme degli uomini, soprattutto i poveri, nei quali si manifestano Cristo e il Padre.
