Il 1984 è per Vittorino Andreoli un anno di metamorfosi. Inizia infatti un produzione quanto meno strana per chi è impegnato e internazionalmente noto per i suoi studi psichiatrici e le ricerche sui meccanismi cerebrali coinvolti nel comportamento umano. Nasconde, come ebbe a dire, di alcune composizioni narrative tra le immagini della sua macchina fotografica e pubblica opere come Africa: museo dell’uomo e Venezia muore.
Nel 1985 la narrazione si stacca da queste immagini ed egli pubblica un libro di racconti Gli adolescenti. Da allora le novità si susseguono fino a far scomparire l’idea d’uno psichiatra con l’hobby dello scrittore, ed imporre invece la sua dimensione di scrittore che attinge al mondo in cui opera e, dunque nella sofferenza e nell’emarginazione.