Il libro è un’autobiografia del Löc (il ricovero).
Il Löc, – scrive Carlo Hanau nella postfazione – il grande Moloc, annulla le personalità, anche quelle più forti e più diverse, mediante la collettivizzazione di tutto e di tutti, all’interno delle sue mura invalicabili. Il ricovero resta comunque un segno di sconfitta dell’uomo che vi entra: l’irreversibilità della malattia viene sanzionata dall’ingresso nell’istituzione totale, dove l’unico spazio individuale è quello del comodino, solo raramente il Löc permette pace, amicizia, amore, aiuto reciproco fra i propri ospiti.
L’autobiografia del Löc è il sogno della sua “buona morte”, per deflagrazione e frammentazione dell’assistenza all’interno del tessuto sociale.
