Nate dal vissuto di un convengo svoltosi a Molfetta (BA) dal 4 al 6 Febbraio ’88, organizzato da “La Casa per la Pace di Molfetta” e “Gruppo Exodus di Milano”, le pagine di questo volume provano a liberarsi dalle pesanti ipoteche della cultura dominante, che vuole le differenze conquistate al fascino irresistibile dell’omologazione planetaria.
Alle radici dell’erba di questa società civile c’è, forse, qualcosa di nuovo che richiama, meglio che nel passato, sia una resistenza globale che una progettualità costruttiva verso una società liberata.
Innanzitutto la resistenza globale all’occultamento della violenza primitiva, che genericamente presiede e genera tutte le altre, il potere, nelle mille variegate espressioni che vanno dal dominio al mercato. Poi la resistenza al mito tecnologico, alla corporazione militare, alle concentrazioni economico, alla cultura del più forte che schiaccia il volto dell’altro e svende a basso costo la solidarietà sociale e dei popoli. Ma questa resistenza non è chiusa su se stessa: ma supporto, humus su cui fermenta una incomprimibile progettualità costruttiva che sfugge, perché silente, al potere è il bisogno comunitario, l’autolimitazione volontaria, la cooperazione sociale ed economica, il ribaltamento di priorità tra valori d’uso e valori di consumo, l’acquisizione di nuovi stili sociali di vita, attenti ai ritmi dei bisogni profondi; è un mosaico ricchissimo di tonalità, su cui solo ora cominciamo a posare il nostro sguardo occidentale appassito.
