Oltre le sbarre c’è il carcere. Un mondo a parte, contiguo ma estraneo, che ogni buon cittadino si sente in diritto di ignorare. Un inferno, una giungla di violenza e degradazione nella fantasia di alcuni, una prigione da operetta per altri, da cui i criminali entrano ed escono a loro piacimento.
Il libro ci porta al di là del muro che separa i “buoni” dai “cattivi” raccontandoci, con la voce dell’uomo che più di ogni altro conosce questo mondo d’ombra, la trasformazione delle prigioni d’Italia negli ultimi vent’anni (dal carcere tradizionale alle carceri dell’“emergenza”, fino al nuovo carcere “aperto” della discussa legge Gozzini), facendoci incontrare i truci protagonisti delle cronache nere, i terroristi e i banditi in una veste inattesa, aiutandoci a capire cosa può significare la vita “dentro” nell’esperienza di chi la vive. Attraverso vicende vissute ai margini della società, illumina problemi centrali della società stessa: la giustizia, la dignità del cittadino, la sicurezza di tutti, il recupero del condannato. Ma soprattutto afferma, nella tradizione di Beccaria e al di là dell’emotività di buona parte dell’opinione pubblica, il concetto civile dell’utilità della pena, della distinzione tra delitto e autore del delitto e di uno Stato né debole, né autoritario, bensì autorevole.