La situazione sociale del Paese al 1991 si presenta caratterizzata dalla reiterata affermazione del ‘non credere’ a tutti i livelli: nei partiti, nello Stato, nelle ideologie, nell’Europa in formazione. L’Italia sembra infatti rivelare palesi sintomi di sfiducia nello sviluppo ulteriore da perseguire, come se al credere si fosse sostituito il demone della decostruzione. Dalla posizione si sostanziale attendismo, che contrassegnava la realtà sociale dello scorso anno, si è cioè passati ad un atteggiamento decostruttivo disordinato, quasi che solo smontando tutto si possa ricominciare un ciclo nuovo.
Le Considerazioni Generali del 25° Rapporto del CENSIS muovono da tale constatazione, per sviluppare un discorso interpretativo che, prendendo le distanze dal processo di decostruzione, si spinge a ricercare i segnali di tipo reattivo per ricominciare a credere di nuovo.
La seconda parte del Rapporto, la società italiana al 1991, propone una lettura particolare della fenomenologia, articolata attorno all’esame di alcune fondamentali “sfasature” nei campi del sociale, dei comportamenti di consumo, del sistema di impresa, dell’uso del territorio, della nuova dimensione etica in emersione.
Una sorta di bilancio interpretativo di 25 anni di evoluzione del Paese (“le lunghe derive”) fornisce i principali punti di orientamento per comprendere le attuali “sfasature” e per individuare le “finestre del nuovo” che si aprono sul futuro.
Nella terza parte del Rapporto, Settori e soggetti del sociale, vengono affrontati i vari ambiti di intervento sociale che costituiscono la consolidata valutazione annuale dello stato dei settori: quello della Formazione, quello del Lavoro, quello del Welfare, quello del Territorio. Ad essi si è aggiunto quest’anno un capitolo sui soggetti economici, visto che, dopo anni di centralità dei processi, tornano ad essere strategici i protagonisti dello sviluppo.
Nella quarta parte, Mezzi e processi, trovano posto due ambiti strategici nella definizione di politiche ed interventi a livello sociale: quello del Governo locale e quello del Sociale e della Comunicazione.
Inoltre, il 25° Rapporto ospita anche una quinta parte. Una lettura intersettoriale del sociale, in cui viene presentata un’analisi trasversale della realtà italiana, attraverso l’elaborazione l’interpretazione a livello territoriale dei principali indicatori che concorrono alla sua evoluzione, sino a disegnare una sorta di “Geografia del sociale italiano”.
