L’uomo è naturalmente malvagio? Il “vero bene” è il frutto della specificità della natura umana, mentre il “vero male” scaturisce dall’istinto? O forse è vero il contrario, e il male è un frutto della civiltà e della cultura?
Nel corso della storia, filosofi e biologi hanno disputato senza sosta a favore dell’una o dell’altra tesi. Konrad Lorenz, per esempio, sostiene che il “cosiddetto male” – l’istinto aggressivo predisposto a fin di bene dal grandioso progetto dell’evoluzione – avrebbe subito nell’uomo una fatale distorsione, causata dalle condizioni di vita imposte dal processo di civilizzazione. Questo saggio brillante e informatissimo, basato sulle più recenti indagini di genetisti, antropologi, ed etologi, dimostra invece che, per quanto attiene alla morale, la natura è del tutto indiferente. Secondo Christin Vogel, l’uomo – protagonista di un’impresa evoluzionistica di enorme portata – si è trovato costretto a superare la propria eredità biogenetica e il principio basilare dell’egoismo; in questo modo, si è assunto la responsabilità di confrontarsi con le nozioni autonome di “vero bene” e di “vero male”, e di scegliere tra egoismo e altruismo, i due poli opposti ma indissolubilmente interconnessi della nostra esistenza. Nell’essere umano, l’assassinio, il piacere di uccidere, le torture e i massacri appaiano complementari alla pietà, alla fratellanza, alla filantropia, alla disponibilità a soccorrere il prossimo: è questo, afferma Vogel, l’onere che il destino ha imposto alla nostra specie, impegnata in un’eterna lotta contro una natura riluttante.
