“Mi svegliai un mattino, molti anni fa, scoprendo la strada che avrei dovuto percorrere. Pensai che ci fosse un errore ma le mie carte erano già state giocate. Non potevo tornare indietro per scegliere nulla di quello che avrei voluto essere. Non potevo tornare indietro. Una truffa mi ha reso la persona che sono. Mi chiedo perché la natura non dia nessuna possibilità. Non c’è un compromesso. Solo un errore”. Queste parole, scritte da una ragazza che si riteneva transessuale, dicono bene il senso di ineluttabilità, di destino crudele legato all’errore di natura che caratterizza il vissuto di tutte le persone che presentano quel particolare grave disturbo dell’identità sessuale denominato “tansessualismo”.
Per molti di loro è in realtà una profezia che si autoavvera, a partire da un copione familiare errato e che li segna fin dai primi anni di vita. Un destino, spesso obiettivamente avverso, continua ad accidentare la strada dello sviluppo psicosessuale, rendendo sempre più probabile l’uscita verso la devianza.
Un intervento terapeutico precoce e corretto, sulla famiglia oltre che sui bambini o gli adolescenti, potrebbe aiutare queste persone a ritrovare il sentiero perduto che permette di raggiungere un’identità, non solo sessuale, certa. Un intervento psicoterapeutico prolungato e centrato, anche se tardivo, potrebbe tuttavia aiutare molti altri, pur nella drammaticità della scelta della riassegnazione chirurgica del sesso, a poter contare sul “coraggio del corpo”.