Il mutamento della scena principale della psichiatria in Italia (dal manicomio al servizio territoriale) consente oggi l’incontro problematico tra l’ordine della salute mentale e il disordine della psicosi. Negli scritti pubblicati nel volume, psichiatri e filosofi provano a tratteggiare i confini di una psichiatria che appare sempre più urgentemente sospinta a riflettere sulla propria originaria complessità. Se per Piro la prassi terapeutica alternativa non potrà non essere politropica e connessionale, capace di considerare la complessità degli eventi del campo, di superare operazionalmente le frammentazioni del conoscere e di inventare nuovi metodi di lavoro, secondo Borgna nella cura della psicosi è necessario sostare sui diversi modi espressivi dell’esperienza corporea, esperienza che corre come goethiano filo rosso lungo i sentieri della complessità umana. D’altra parte Valent, ridisegnando la piega ermeneutica del “semplice”, riproposto come primo e fondamentale mito della ragione mostra come il semplice resista alla complessità del dire perché il dare ha comunque l’andamento del semplice. Le regole del narrare, sostiene Madera, si svincolano – nel mondo del folle e dell’artista, un mondo “diventato favola” – da ogni semplificazione del senso: ne nasce una condivisa geografia percorsa dal gioco autoriflessivo delle regole.
