I bambini con disordini specifici di acquisizione del linguaggio costituiscono una popolazione a forte rischio per eventuali successive difficoltà nell’apprendimento e nell’adattamento sociale. La prevenzione primaria e secondaria di tali disturbi è complessa; è infatti problematico stabilire quali siano i fattori di rischio e individuare i criteri diagnostici, cioè gli indicatori attendibili di sviluppo “atipico”.
L’atteggiamento di attesa che gli Anglosassoni definiscono “wait and see” (aspetta e guarda) appare rischioso per il successivo sviluppo linguistico, cognitivo e sociale di questi bambini. È necessario pertanto che gli operatori posseggano strumenti teorici e pratici per individuare precocemente la patologia linguistica e delineare le linee di intervento. L’acquisizione di una sensibilità in tal senso non è compito esclusivo del medico, ma si delinea come una esigenza sempre più attuale per gli operatori che a vari livelli sono coinvolti nel lavoro educativo e rieducativo con i bambini. Ciò richiede insieme a strumenti di valutazione appropriati, la formazione di una consuetudine operativa interdisciplinare indispensabile data la natura multidimensionale dell’oggetto di indagine.
Il lavoro illustrato nel volume tenta di rispondere ad alcuni dei complessi interrogativi che la patologia del linguaggio pone sia ai clinici che agli educatori, fornendo alcuni riferimenti teorici e suggerendo procedure di analisi per lo studio dell’acquisizione del linguaggio normale e patologico.
