La ricerca dei coniugi Brauner, è mossa non tanto da interessi di speculazione teorica volti a definire l’eziologia della psicosi che rimane ancora oscura, quanto piuttosto dalla preoccupazione pragmatica di trovare soluzioni in grado di migliorare la qualità della vita quotidiana dei piccoli pazienti e delle loro famiglie.
Il lavoro nasce da un’esperienza ventennale con i bambini psicotici e si basa sulle osservazioni cliniche di un centinaio di piccoli pazienti autistici affidati ai centri di cura di Saint-Mandé, nei pressi di Parigi, diretti da Françoise Brauner.
La metodologia seguita dagli autori è di tipo psicoterapeutico, mirante cioè a migliorare i rapporti tra i bambini e l’ambiente circostante. Su questa base relazionale ha inizio lo sviluppo del linguaggio verbale e delle diverse forme di linguaggio non verbale.
Il volume procede quindi, in maniera originale, lungo una direttrice semiologica. La prima parte è infatti dedicata alle forme del linguaggio verbale nel bambino psicotico (dal pre-linguaggio, al linguaggio articolato, alle sue caratteristiche, al suo uso non-comunicativo). La seconda parte si sofferma su alcune modalità di linguaggio non–verbale, con funzione spesso vicariante rispetto a quello verbale. In particolare vengono esaminati il linguaggio musicale, quello plastico, quello figurativo (pittura e disegno) e il linguaggio numerico (aritmetica).
