Con questo libro Renato Curcio, Stefano Petrelli e Nicola Valentino, reclusi da più di un decennio, aprono una riflessione comune sull’esperienza dell’internamento.
L’idea centrale è questa: la reclusione in qualunque istituzione totale sottopone il corpo ad una radicale amputazione relazionale e alla torsione irreversibile di ogni senso e di ogni linguaggio. Gli autori si chiedono allora come facciano, nonostante ciò, i reclusi a tenersi in vita. Come fanno essi stessi a vivere giorno dopo giorno? …una lettera, il fervore della scrittura, i sogni della notte e quelli ad occhi aperti, un interesse in cui perdersi e ritrovarsi. O, ancora, un odore, un sapore, una carezza che richiamino la memoria di piacevoli compagnie. In breve, gli Autori pensano che la forza di vivere, o quantomeno l’energia per lenire la sofferenza, non possono fare a meno della capacità del corpo di cavalcare negli ampi territori degli stati modificati. Ciò porta ad immaginare il recluso come una persona che mentre è lì dove i reclusori lo hanno chiuso, è anche altrove, dove il cuore lo porta.
