UN VIAGGIO FOLLE

    Oggi siamo ancora costretti a fare i conti con un’opinione pubblica che ritiene chiusi i manicomi e non sa invece che oltre trentamila persone vivono ricoverate nelle stesse stanze, negli stessi edifici e nelle stesse strutture che con tanta forza Basaglia aveva denunciato negli anni Settanta.
    Questa è una delle tante sconfitte dello stato a cui abbiamo assistito: lo stato è sconfitto quando un malato è costretto da reti metalliche che limitano la sua libertà; lo stato è sconfitto ogni qualvolta una persona viene legata ad un letto; lo stato è sconfitto ogni qualvolta qualcuno è costretto a stare tra le proprie feci perché gli infermieri non ci sono, o peggio, perché questi se ne fregano.
    Il libro può essere considerato come la scommessa, mai completamente vinta, di chi ha deciso di riabilitare coloro che la psichiatria ufficiale ha considerato per decenni “malati mentali cronici” senza speranza di guarigione. Allo stesso tempo, documenta lo straordinario lavoro, mai riconosciuto, dalla “Clinica” ufficiale, di quegli infermieri manicomiali, che, riscattandosi da una immagine pubblica, di custodi violenti ed ignoranti, sono stati i veri protagonisti, nel lavoro quotidiano, del processo riabilitativo. Testimonia anche gli sforzi di quei giovani operatori delle nuove cooperative del cosiddetto “privato sociale” che hanno saputo, spesso molto meglio dei servizi pubblici, realizzare concretamente la riforma psichiatrica.

      Copertina mancante.