L’etica della fedeltà alla vita e dell’obbedienza alla morte deve misurarsi con problematiche nuove provocate dallo stesso progresso della medicina, come pure dalla dominante cultura secolare incapace di individuare valori assoluti indipendenti dall’uomo. Il tema dell’eutanasia, da un lato, e dall’accanimento terapeutico, dall’altro, ritorna di continuo e pone ineludibili questi medici giuridici ed etici. Si renderà necessaria una legislazione sull’eutanasia? Occorrerà formulare un “diritto del malato”, basato su un suo “testamento biologico”? E ancora: è possibile/impossibile legiferare in tema di accanimento terapeutico?
Il libro, nella prima parte, offre una serie di interviste a noti parlamentari rappresentativi di un diverso orientamento culturale nell’intento di evidenziare quale sia la personale convinzione e i criteri che guidano le iniziative su tali questioni in nome del mandato parlamentare e come responsabili del bene comune. Segue una riflessione di un’èquipe di medici che riportano la discussione entro i binari dell’esperienza professionale focalizzando l’attenzione intorno all’interrogativo centrale: è lecito provocare intenzionalmente la morte di una persona affetta da indicibili sofferenze e ormai condannata alla morte? La seconda parte dà ampio spazio alla morale filosofica e teologica, e alla spiritualità. Si avverte l’urgenza di non ridurre la complessa problematica della morte umana entro le pur gravi questioni dell’eutanasia e dell’accanimento medico, e di porre l’evento della morte umana entro la prospettiva della sua umanizzazione.
