Questo libro offre un contributo a un tipo di cultura diffusa, critica ed insieme propositiva in forme libere. Quello di cui oggi soffriamo non è soltanto il “disagio della civiltà”, di cui parlava Freud, ma il “disagio di una inciviltà” in presenza di una “civiltà possibile”.
Ma questa non è ancora né in fase di progetto, né in via di esperimentazione. È opinione corrente che il mondo si sia trovato molte volte sull’orlo dell’abisso, ma che se la sia cavata sempre, e che ciò continuerà ad accadere in qualche modo nel presente e nell’avvenire senza grandi impegni collettivi. Questa opinione può essere rassicurante, ma l’autore sostiene che sia erronea. Perché il futuro dipenderà non dalle scelte dei potenti della Terra, ma da quello che ciascuno di noi saprà far accadere.