LA TUA STORIA E LA MIA

    Quando nasce un bambino Down, e più in generale un bambino o una bambina handicappata, un genitore può credere di dover perdere la sua storia, di doverla legare in maniera indissolubile alla vita di quel bambino. Crede di dover dire “la tua storia è la mia”, e che questo sia un dovere imposto dalle circostanze. Crede che quel bambino sia e debba sempre essere dipendente dalle sue forze.
    L’autrice capisce, e fa capire, che si può arrivare a vivere “la tua storia e la mia”. La crescita di Luigi è una conquista di autonomia: è un’educazione alla libertà. E non può che essere reciproca: sua madre cresce allo stesso modo. E crescono anche le responsabilità, le scelte. Ma non sono tutte addossate a una madre: giorno dopo giorno, diventano un po’ della madre e un po’ del figlio. L’esperienza di Luigi e Lorena non può essere imitata o ricalcata perché la presenza di un “figlio Down” in una famiglia crea situazioni l’una diversa dall’altra che ciascuna è chiamata a risolvere a modo proprio. Il libro tuttavia contiene una testimonianza che può aiutare ciascuno a cercare il proprio modo di crescere.