Il fanciullo difficile è uno dei primi libri scritti da Neill, ma è già ricco di quelle tematiche rivoluzionarie in campo pedagogico che fecero dell’autore un punto di riferimento per tutti coloro che, nei decenni successivi, vollero cercare strade alternative ad un’educazione autoritaria e repressiva. La sua attenzione si sofferma in particolare sul moralismo formale, giustificato da parte dei benpensanti con una visione della religione imperniata sul peccato e sul senso di colpa che è, secondo Neill, fonte di gravi frustrazioni, problemi, traumi psicologici. Egli parte invece da un punto di vista assolutamente eccentrico rispetto al cerchio di rispettabilità, di formalismi e di classismo che la società abitualmente impone. Pertanto, gli obiettivi principali sono ricercare la felicità dei bambini, eliminare l’inutile formalismo dei rapporti tra adulti e bambini, e in particolare scardinare le basi di un autoritarismo vieto. Fornire ai bambini gli strumenti per operare le proprie scelte ed agire in modo creativo richiede però un cammino lungo e difficile, in cui l’adulto rinunci ai propri abituali mezzi di coercizione. La scuola si deve quindi reggere su un autentico rispetto dei bisogni e dei diritti degli altri senza prepotenze e prevaricazioni; e ciò al fine di organizzare un autentico regime assembleare sulle decisioni di interesse comune, in cui il voto di ogni adulto e di ogni bambino valga in egual misura. Ma, soprattutto, l’educazione per Neill si basa sull’eliminazione della paura come strumento pedagogico nelle relazioni personali. Il risultato è una capacità di rispetto dell’altro, di indifferenza ai formalismi sociali, e di ricerca, da parte dei ragazzi, del proprio piacere e dei propri interessi. All’interno di questo quadro democratico, antiautoritario, ma non lassista, anche i ragazzi più difficili riescono a trovare un proprio equilibrio psichico ed abbandonano eventuali comportamenti asociali.
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IL FANCIULLO DIFFICILE
Copertina mancante.



