Una tra le più rappresentative espressioni del pensiero di Alan Watts, dal suo primo saggio sul Buddhismo Zen all’ultimo seminario tenuto poche settimane prima della morte, una raccolta che apre al lettore nuove intuizioni sul significato profondo della vita e il cui tema costante, quale che sia l’angolazione da cui si osserva, è che la liberazione può essere raggiunta solo cercando e seguendo quella che Watts chiamava “la via dell’acqua che scorre”, il Tao degli antichi cinesi. Su questo tema chiave si innestano tutti gli altri motivi che sempre ricorrono nel pensiero e nella filosofia di Watts. Per esempio, l’importanza del gioco, già accennata nel saggio “Sopravvivenza e gioco”, ripresa e sviluppata in “La portata del pensiero orientale”, torna poi nel saggio “Chuang–tzu, dedicato all’approccio umoristico e giocoso alla vita propugnato appunto da Chuang-tzu, filosofo cinese del IV Secolo a.C. Un altro tema inscindibile dal pensiero di Watts è quello del lasciar andare (il wu-wei dei taoisti), l’arte di scivolare agevolmente nel fluire della vita, del vivere in un eterno presente in cui non esiste differenza tra ciò che è e ciò che siamo. L’ultimo saggio, “La pratica della meditazione”, affronta il tema del vivere nel presente. Questi scritti restituiscono tutta la pienezza del pensiero di Watts, un pensiero libero, provocatorio e paradossale a volte, ma che sempre stupisce per la sua assoluta semplicità e immediatezza, per la sua capacità di attingere tanto alla saggezza orientale quanto all’esperienza personale, per il modo diretto di toccare il nocciolo delle cose, per la lucidità nell’impostare e risolvere i problemi più ardui, per lo humour, la gioia e il senso profondo della vera ricerca della liberazione.