“Ai vost fioeu ghe pensarò mi”. Tornato dalla Russia, don Gnocchi mantenne la promessa fatta ai suoi alpini che morendo gli avevano affidato i propri figli. Già nel 1945 accoglieva nella casa di Arosio i primi orfani di guerra, cui si aggiunsero ben presto i “mutilatini” e i “figli del sole”, come lui chiamava i piccoli mulatti.
Inizia così la straordinaria avventura di questo sacerdote che, con tempra di alpino, si mette a totale servizio del “dolore innocente”, coniugando insieme scienza e carità.
